L’attività edilizia polesana è, di fatto, bloccata dalla Polesine Acque.
Questa la denuncia sollevata dall’ANAMA, l’associazione degli agenti immobiliari italiani, sulla scia della procedura che sta alla base del rilascio dei Permessi a Costruire. Tutto prende le mosse dalla lamentela di molti associati che registrano un rallentamento impressionante delle pratiche edilizie e di conseguenza della realizzazione di nuove opere, causa la procedura fortemente burocratizzata nel rilascio dei Permessi a Costruire. Pare che alla base del ritardo vi sia il lento rilascio del parere preventivo, richiesto alla Polesine Acque dai Comuni polesani, per ogni progetto presentato, così come disposto dal DPR 380 del 2001 che è il testo unico che regola la materia. Ma nonostante le pressioni e le sollecitazioni che la Polesine Acque riceve quotidianamente l’effetto imbuto, dovuto alla procedura, porta con sé un preoccupante rallentamento, che causa danni materiali sia ai Comuni, per il mancato introito degli oneri di costruzione, sia ai privati che non possono dare inizio ai lavori di costruzione. Da una verifica fatta dall’ANAMA, direttamente presso gli uffici della Polesine Acque, ad istruire le pratiche edilizie vi sono solo pochissimi responsabili e tra questi vi è anche un amministratore pubblico impegnato a seguire le vicende di un Comune e quindi di certo impossibilitato a dare il massimo della solerzia nell’attività professionale. Va da sé che gli stessi responsabili degli uffici tecnici comunali, interpellati nell’indagine, si lamentano di non poter dar seguito ai provvedimenti di approvazione, che le varie commissioni edilizie prendono nel corso della loro attività. Anzi sono gli stessi cittadini che, esasperati dai tempi imposti dalla procedura, si lamentano in Comune non comprendendo bene le ragioni del ritardo. Infatti un cittadino che si vede approvato il progetto non capisce come mai non gli venga rilasciato il Permesso a Costruire e fa ancora più fatica a capire come mai non sia in vigore il silenzio assenso dei 60 giorni, anche in questo particolare caso di parere preventivo. Contrariamente a quanto accade, per esempio, con le D.I.A. – Denuncia di Inizio Attività, dove è sufficiente l’asseverazione da parte del tecnico abilitato a sbloccare la procedura del rilascio dei Permessi. E allora perché non adottare anche nei casi regolati dall’art. 10 del DPR 380/2001 che stabilisce gli “Interventi subordinati al Permesso a Costruire” la validità della dichiarazione del tecnico come strumento utile e necessario per dare corso al rilascio del provvedimento autorizzativo? A ciò pare sia la Regione a poter dare una risposta e quindi il suo Assessore di riferimento che, guarda caso, è proprio un rodigino.
Ufficio Stampa Anama
Articolo scritto da redattore
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