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Gratuito patrocinio e tutela legale
In Italia l’avvocato è un professionista importante, attorno al quale è permeato il nostro sistema giuridico. Ecco perché è “un soggetto primario” della nostra società ed ora più che mai anche della nostra economia. Avere giustizia in Italia costa e tantissimo. Utilizzare i servizi legali offerti dall’avvocato è un lusso riservato solo a chi se lo può permettere. A nulla valgono la filosofia del diritto, le norme deontologiche e quelle professionali: se non paghi, l’avvocato non ti difende. Questo è capitato ad un cittadino che trovandosi perdente in primo grado, per un tamponamento subito e giudicato dal Giudice con un articolo del codice sbagliato, non si è visto presentare l’appello dal suo avvocato perché non garantiva l’immediato pagamento del fondo spese, delle tasse e degli onorari. Questa situazione colpisce una fetta importante della società, quella che non è “povera” ma nemmeno ricca; quella che ha un reddito di 11.000 euro annui in su e magari con famiglia a carico. A questi cittadini non è concesso il gratuito patrocinio. Ma che cos’è questo patrocinio gratuito? E’ uno strumento giuridico attraverso il quale le spese del proprio avvocato vengono pagate dallo Stato. Lo possono richiedere tutti? Può essere usato sia dagli Italiani che dagli stranieri (art. 119 DPR 115/2002), che risiedono nel territorio nazionale o che lo erano al momento in cui è sorto il rapporto o il fatto per cui occorre il patrocinio. Come si fa ad ottenerlo? Per ottenerlo, occorre generalmente avere un reddito inferiore a 10.628,16€ annui, limite che aumenta, nei soli procedimenti penali, di 1.032,91€ per ogni membro della famiglia dell’istante (ad es., se l’istante ha una moglie e un figlio il limite di reddito è 12.693,98). Ma come si calcola il reddito? Il reddito è quello netto, cioè la base imponibile IRPEF. Quindi chi ha uno stipendio di 1.500 euro al mese non potrà mai usufruire di questa agevolazione e se si rivolgerà all’avvocato si prepari prima con il portafoglio in mano: altrimenti giustizia non ne avrà. E pensare che … la legge è uguale per tutti.
Articolo scritto da Paolo Bellini
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