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Le spese straordinarie in condominio – Prima Parte

giovedì 7 settembre , 2017

cartella

L’obbligazione in solido tra acquirente e venditore

Se in condominio viene venduto un immobile, l’articolo 63 disp. att. al codice civile, prevede che il venditore e l’acquirente, siano obbligati in solido al pagamento dei contributi relativi all’annualità precedente alla vendita ed a quella in corso, salvo patto contrario tra le parti, che però non sono opponibili al condominio.

Lavori straordinari: quando sorge l’obbligazione?

Se vengono fatti lavori straordinari, l’individuazione della data in cui si genera l’obbligazione, corrisponde alla deliberazione di approvazione di tali lavori.

Ciò comporta talvolta che la delibera che autorizza i lavori straordinari sia datata, e invece la distribuzione delle somme necessarie all’esecuzione potrebbe essere successiva, quando l’immobile magari è stato alienato da diversi anni.

Il venditore, in questa situazione, rimane obbligato solo per l’annualità precedente alla vendita e per quella successiva, proprio perché l’obbligo di partecipare alle spese condominiali relative a lavori straordinari, nasce con la delibera per la realizzazione dei lavori stessi, e non con le successive deliberazioni di ripartizione delle spese.

Il principio viene sancito dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 15547 del giugno 2017.

La fattispecie trattata dalla Cassazione

La Cassazione, a seguito dell’opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di spese inerenti lavori straordinari, deliberate nell’anno 2000 ed eseguite tra il 2000 ed il 2002, dovette occuparsi di un caso in cui  un ex condomino, aveva alienato il proprio appartamento nell’anno 2003, e proponeva opposizione sottolineando che le spese dovevano essere imputate all’acquirente in ottemperanza all’art. 63 disp. att. codice civile.

In primo e in appello, l’opposizione venne rigettata.

In Cassazione, l’ingiunto eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva, non risultando più condomino all’epoca della delibera di ripartizione delle spese, avvenuta nell’anno 2006.

La tesi non venne condivisa dalla Corte di Cassazione, che trattò il ricorso alla stregua dell’articolo 380 bis codice di procedura civile, in camera di consiglio e con ordinanza di rigetto per manifesta infondatezza dello stesso.

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