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I panni stesi sul balcone in condominio – Seconda Parte

giovedì 14 settembre , 2017

panni stesi in condominio

I limiti imposti dalla Corte di Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza numero 7576 del maggio 2007, affermava che lo “stillicidio, sia delle acque piovane, sia, ed a maggior ragione, di quelle provenienti dall’esercizio di attività umana, quali quelle derivanti dallo sciorinio di panni  protesi sul fondo alieno (pratiche comportanti anche limitazioni di aria e luce a carico dell’immobile sottostante), per essere legittimamente esercitato, debba necessariamente trovare rispondenza specifica in un titolo costitutivo di servitù ad hoc o, comunque, ove connesso alla realizzazione un balcone aggettante sull’area di proprietà del vicino, essere esplicitamente previsto tra le facoltà del costituito diritto reale“.

Non vi è dunque un diritto generale a far sgocciolare i panni sul fondo del vicino, secondo i giudici tale attività può essere esercitata solo con la concessione di un’apposita servitù e, se non ci sono regolamenti di polizia locale contrari.

Gli spazi condominiali

Nel 2012 la Cassazione, si pronunciava in merito alla questione di due condomini, stabilendo che i panni lavati possono essere stesi negli spazi condominiali, sempre che vengano adeguatamente “strizzati“, così che non sgocciolino.

Se tutte le condizioni citate non vengono rispettate, si potrà presentare ricorso in base all’articolo 908 del codice civile, diffidando il condomino dal proseguire la condotta.

Se il comportamento persiste, si può citarlo in giudizio per ordinare la rimozione dello stendibiancheria.

L’actio negatoria servitutis

Questa è un’actio negatoria servitutis, e costituisce: “l’azione con la quale il proprietario di una terrazza chiede la rimozione di uno stenditoio, collocato nel confinante edificio ed aggettante sulla terrazza stessa con conseguenti immissioni (nella specie, “gocciolio di panni e creazione di ombra”), deve essere qualificata come negatoria servitutis, ai sensi dell’art. 949 c.c., implicando i fatti posti in essere dal vicino l’affermazione di un diritto di natura reale sulla terrazza, il cui esercizio per il tempo prescritto dalla legge potrebbe comportare l’acquisto per usucapione della servitù“.

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