Parti comuni

Accesso all’androne e al terrazzo del condominio

venerdì 27 ottobre , 2017

parti comuni

Nel condominio, il singolo condomino deve poter accedere liberamente  ai beni condominiali, indicati all’art. 1117 c.c., come il terrazzo dove ci sono le antenne o l’androne dove si trovano i contatori.

Infatti sono parti dell’edificio destinate all’uso comune, dalle quali il condomino non può essere escluso dal godimento.

Tale principio, contenuto anche nell’ordinanza della Cassazione, n. 23300 del 2017, con la quale rigettava il ricorso di un gruppo di condomini, sancendo il principio, in base al quale il singolo condomino deve poter accedere alle parti dell’edificio destinate all’uso comune.

Lo sviluppo della vicenda

Un condomino citava in giudizio alcuni comproprietari delle parti comuni dell’edificio, sostenendo che, dopo la modifica delle chiavi del portoncino di ingresso, gli era stato impedito l’accesso all’androne condominiale, dove si trovavano i contatori dell’acqua, e anche l’accesso al terrazzo, dove si trovava l’antenna televisiva.

In secondo grado, venne accolta la domanda e sancito il diritto del condomino ad accedere all’androne e al terrazzo, sottolineando che trattasi di beni condominiali, e dato che l’appartamento di proprietà del singolo è parte dell’immobile condominiale, non doveva essere escluso dal godimento di tali beni.

Il ricorso in Cassazione

Venne dunque proposto ricorso in Cassazione da parte del gruppo di condomini, i quali lamentarono l’erroneità del ragionamento della Corte d’Appello, la quale non avrebbe preso in considerazione che la presunzione di condominialità di cui all’art. 1117 c.c. può essere superata se “la cosa, per obiettive caratteristiche strutturali, serve in modo esclusivo all’uso o al godimento di una parte dell’immobile, venendo meno in questi casi il presupposto per il riconoscimento di una contitolarità necessaria”.

La decisione della Suprema Corte

La Cassazione rigettava il ricorso, infatti quanto affermato dai ricorrenti era in contrasto con l’accertamento fatto in secondo grado, i beni infatti erano destinati all’uso comune, destinazione oggettiva che i ricorrenti non contestarono.

L’appartamento di proprietà del singolo, era parte strutturale e funzionale dell’immobile condominiale, per cui il condomino godeva di tutti i diritti sulle parti comuni del condominio.

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