Codice

Odori provenienti dal ristorante

giovedì 9 novembre , 2017

odori

Si configura il reato di “getto pericoloso di cose

Gli odori prodotti dal ristorante, costituiscono il reato di “getto pericoloso di cose”, previsto dall’articolo 674 del codice penale, il quale individua l’applicazione della pena dell’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a euro 206.

La fattispecie criminosa si reputa configurabile anche in presenza di “molestie olfattive”, quando vengono liberati cattivi odori, come ha stabilito la Corte di Cassazione con ordinanza del settembre scorso.

Il contenuto dell’ articolo 674 del codice penale

Infatti la disposizione fa riferimento in maniera esplicita a “cose atte a offendere o imbrattare o molestare le persone”, ciò comporta che si tratti di un reato di mero pericolo e che, per la sua configurazione, non è necessario che la condotta in abbia generato un danno.

Inoltre, l’articolo 674, non elenca i modi con cui il getto o il versamento di cose debbano essere effettuati, e la Cassazione con sentenza n. 15956 del 2014 dice: “rientra nella fattispecie incriminatrice anche la condotta del condomino che, innaffiando i fiori del proprio appartamento per mezzo di un impianto automatico, getta acqua mista a terriccio nell’appartamento sottostante imbrattandone il davanzale, i vetri ed altre suppellettili, provocando altresì la caduta di un pezzo di intonaco all’interno dell’appartamento della parte offesa”.

L’orientamento della Cassazione

Il titolare di un ristorante venne condannato in primo grado, per l’emissione di cattivi odori; propose  appello, poi convertito in ricorso per Cassazione, nel quale l’imputato sosteneva l’insussistenza della sua condotta e, comunque, l‘assenza di dolo.

La Corte di Cassazione, dichiarava l’inammissibilità del ricorso, sottolineando che “la sentenza in esame ha fatto buon governo del principio a mente del quale il reato di cui all’art. 674 cod. pen. (Getto pericoloso di cose) è configurabile anche in presenza di molestie olfattive promananti da impianto munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera (e rispettoso dei relativi limiti, come nel caso di specie), e ciò perché non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche – e, quindi, valori soglia – in materia di odori,  e che, al fine di valutare la presenza o meno della molestia, si deve tener conto del concetto di normale tollerabilità, previsto dall’art. 844 cod. civ. in un’ottica strettamente individualistica”.

Anche con la sentenza 14467 del 2017, la Cassazione aveva confermato la condanna di un privato perché nella cucina del suo appartamento cucinava piatti, con ingredienti che emettevano odori molesti, così come è stato condannato chi si limitava a installare un barbecue (sentenza della Cassazione 15246 del 2017 con condanna però solo civile).

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