amministratori di condominio

Il reato di minacce contro l’amministratore

martedì 12 dicembre , 2017

La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 51618/2017, si è pronunciata in merito ad uno scambio di battute molto forti, tra due condomini e l’amministratore di condominio. A quest’ultimo veniva augurata una morte per malattia e promesso di “fargliela pagare“, per il comportamento non corretto riferito alla cura degli interessi dello stabile.

La Cassazione ritenne che si trattava di dichiarazioni generiche e indeterminate, in cui non si rinvengono gli elementi soggettivi e oggettivi del reato.

La configurazione della condotta

Non si configurava una condotta catalogabile come minaccia, in quanto le frasi non rappresentano una reale portata minatoria; la morte per malattia è evento non determinabile dall’agente, mentre la frase “gliela faremo pagare” appare generica e indeterminata, nonché plausibile con l’intento di avvalersi dei sistemi di tutela offerti dall’ordinamento giuridico.

La Corte di Cassazione annullava, senza rinvio e per insussistenza del fatto, la sentenza impugnata che condannava due condomini per il reato di minaccia ex articolo 612 del codice penale, determinando una multa e la condanna al risarcimento danni.

L’orientamento del Giudice di merito

Secondo il Giudice di merito, erano volate parole pesanti, una lunga serie di recriminazioni, legittime, sul comportamento dell’amministratore.

Escludeva dunque la sussistenza dell’elemento oggettivo per la configurazione di una morte delle persone offese per malattia, evento indipendente dalla capacità di influenza dell’agente e quindi non sussumibile nel paradigma della minaccia.

Al contrario però, il Giudice aveva individuato la minaccia di un male ingiusto nella prospettata intenzione delle imputate di “fargliela pagare” alle persone offese, considerata di valenza autonoma, mentre per i ricorrenti era strettamente connessa nel contesto in cui era stata pronunciata alla ventilata malattia oncologica.

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