Giudici

Decoro architettonico del condominio – Seconda Parte

giovedì 21 dicembre , 2017

Ogni valutazione relativa all’alterazione del decoro architettonico, va effettuata con riferimento all’intero immobile condominiale, anche se può riguardare parti limitate del fabbricato, sempre che la modifica abbia riflessi sull’intero edificio.

La decisione del giudice di primo grado

Il Tribunale di Ascoli Piceno, con sentenza del novembre scorso sancisce che “nella valutazione della incidenza sul decoro architettonico di un’opera modificativa di un edificio non può essere ignorata la eventuale situazione di degrado di detto decoro per preesistenti modificazioni per le quali non sia stato esercitato il diritto a pretendere il ripristino”, così rigettava la domanda di rimozione di una veranda, edificata da alcuni condomini sui balconi di proprietà, motivando la violazione del decoro architettonico dello stabile, e richiesta di risarcimento del danno.

La premessa del Tribunale

Il Tribunale inoltre introduceva il tema sostenendo che: “la tutela del decoro architettonico degli edifici condominiali, anche di quelli privi di particolari pregi artistici, è stata apprestata dal legislatore, all’art. 1120 II co. c.c., non in astratto, bensì in considerazione della concorrenza di due distinte circostanze concrete: 1) un’alterazione delle linee e delle strutture fondamentali dell’edificio, od anche di sue singole parti o di suoi singoli elementi dotati di sostanziale autonomia e 2) una consequenziale diminuzione del valore dell’intero edificio e, quindi, anche di ciascuna delle unità immobiliari che lo compongono”.

Il Giudice aggiungeva che “la lesività estetica dell’opera abusivamente compiuta da uno dei condomini – che costituisca l’unico contestato profilo di illegittimità dell’opera stessa – non può assumere rilievo in presenza di una già grave evidente compromissione del decoro architettonico dovuto a precedenti interventi sull’immobile…”.

Il caso di specie

Nella fattispecie concreta, vari condomini avevano eseguito alcune opere sui balconi annessi alla loro proprietà immobiliare (pannelli verticali con struttura in alluminio color argento e tamponatura in vetro o pannelli trasparenti, caldaie con tubazioni a vista per lo scarico dei fumi di combustione), quindi una modifica esguita nel tempo all’originario aspetto del fabbricato e,  con il successivo deturpamento delle originarie linee architettoniche, del decoro e dell’estetica dello stesso, la domanda veniva rigettata.

La sentenza conferma l’orientamento della giurisprudenza della Cassazione, per cui “l’esistenza di un degrado del decoro architettonico di un edificio condominiale, a causa di preesistenti interventi modificativi di cui non sia stato preteso il ripristino, priva di incidenza lesiva del decoro predetto un’opera modificativa compiuta da un condomino”.

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