Parti comuni

PROLUNGAMENTO DELLA CORSA DELL’ASCENSORE – Seconda Parte

martedì 9 gennaio , 2018

L’orientamento della giurisprudenza di legittimità

La Corte di Cassazione (sentenze n. 5975 del 2004 e n. 3264 2005), ha stabilito  che l’installazione “ex novo” di un ascensore in condominio, così anche il prolungamento della corsa dello stesso (le cui spese, vanno ripartite a norma dell’articolo 1123 codice civile, proporzionalmente al valore della proprietà di ciascun condomino), rappresenta un innovazione che può essere deliberata dall’assemblea condominiale con le maggioranze di cui all’articolo 1136 codice civile, oppure direttamente realizzata con il consenso di tutti i condomini, così divenendo l’impianto di proprietà comune.

La mancata approvazione dell’assemblea

Se la modificazione materiale della cosa comune, conseguente alla realizzazione o al prolungamento dell’ascensore, non sia stata approvata in assemblea, può essere eseguita a spese di uno o di una parte di condomini, salvo il diritto degli altri di partecipare ai vantaggi dell’innovazione, contribuendo nelle spese di esecuzione e di manutenzione dell’opera.

L’ascensore, che viene installato dopo la costruzione dell’edificio, su iniziativa di parte dei condomini, non rientra nella proprietà comune di tutti i condomini, ma sarà in proprietà a quelli di coloro che l’hanno impiantato a loro spese.

Si tratta di una comunione parziale dei proprietari dell’ascensore, distinta dal condominio stesso, fino a quando tutti i condomini non abbiano deciso di parteciparvi.

Infatti l’articolo 1121, comma 3, codice civile, prevede la possibilità per gli altri condomini, di partecipare successivamente all’innovazione, divenendo partecipi della comproprietà dell’opera, con l’obbligo di pagarne proporzionalmente le spese di esecuzione, aggiornate al valore attuale.

Le distinzioni del codice civile

Le differenze pratiche tra l’applicazione dell’articolo 1120 codice civile quella dell’articolo 1102 codice civile, stanno nel fatto che quest’ultima, è correttamente applicata, come inteso dalla Corte d’Appello di Milano, per tutte quelle innovazioni che, come nel caso specifico, non debbano comportare interventi approvati dall’assemblea e quindi spese da ripartire fra tutti i condomini.

Comporta inoltre che l’uso particolare del bene comune da parte del condomino, risulti illegittimo quando viene impedito agli altri, paritario uso o sia alterata la destinazione del bene comune.

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