Codice,condominio

Rumori in condominio – Prima Parte

giovedì 18 gennaio , 2018

I contrasti tra condomini

Molto spesso tra i condomini si innestano dissapori dovuti a vari motivi, tra cui l’esistenza di divieti che devono essere rispettati, pena la condanna al risarcimento del danno o, addirittura una condanna penale.

Rumori in condominio: come tutelarsi

In particolare, i divieti fanno riferimento ai rumori, e il codice civile si occupa del problema con l’articolo 844; al primo comma è previsto che “il proprietario di un fondo non può impedire … i rumori … derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi”; al secondo comma si precisa che “nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso“.

La possibilità di “fare rumore

Un rumore può essere qualificato come lecito o meno, in base alla sua intensità, considerando le condizioni concrete in cui lo stesso viene prodotto, facendo riferimento al contesto e allo spazio temporale in cui si verifica.

Il criterio della normale tollerabilità, non si basa su parametri oggettivi, ma dipende dalle caratteristiche del caso concreto: durata del rumore,orario, luogo, e così via.

I regolamenti condominiali, solitamente stabiliscono norme apposite, per esempio individuando fasce orarie in cui non si debbono svolgere attività rumorose.

Il superamento della normale tollerabilità

In relazione ai mezzi di prova che possono essere utilizzati per verificare la violazione dell’articolo 844 del codice civile, la sentenza numero n. 551 del 2015 della Corte d’appello di Firenze, dice “in tema di immissioni i mezzi di prova esperibili per accertare il livello di normale tollerabilità previsto dall’art. 844 c.c., non debbono essere necessariamente di natura tecnica, non venendo in rilievo l’osservanza dei limiti prescritti dalle leggi speciali (in particolare la L. n. 477 del 1995 sul cosiddetto inquinamento acustico) la cui finalità è quella di garantire la tutela di interessi collettivi e non di disciplinare i rapporti di vicinato. Pertanto, è pienamente ammissibile la prova testimoniale quando la stessa, avendo ad oggetto fatti caduti sotto la diretta percezione sensoriale dei deponenti, non può ritenersi espressione di giudizi valutativi (come tali vietati ai testi)“.

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