Fatto doloso del portiere: ipotesi in cui il condominio risponde

L’articolo 2049 codice civile, prevede che la responsabilità del preponente, viene ad esistenza, semplicemente perché il comportamento illecito del preposto, è stato reso possibile dalle incombenze a lui demandate, sempre che il preponente non abbia agito per  scopi esclusivamente personali e estranei dall’ambito d’incarico affidatogli.

Questo sancisce la Cassazione Civile, sez. III, sentenza 09/06/2016 numero 11816, definendo l’esatta demarcazione dell’applicazione dell’articolo 2049 codice civile, in caso di condotta dolosa del sottoposto del tutto estranea alle mansioni affidate.

 

Fatto doloso del portiere, caso concreto

Nel caso di specie si trattava di un portiere di condominio, che dopo  un litigio aveva sferrato un pugno alla tempia del condomino presso il cui appartamento stava operando per la rottura di una tubatura. Il condomino che aveva gravi problemi visivi, perdeva a causa del pugno definitivamente la vista.

Quest’ultimo, citava dunque, per il risarcimento dei danni il portiere, e invocava la responsabilità del condominio ai sensi dell’articolo 2049 codice civile.

La Corte d’Appello di Roma affermava la responsabilità del condominio, condannandolo, in solido con il portiere, a corrispondere il risarcimento: “il portiere aveva aggredito il condomino nell’appartamento dove quest’ultimo viveva e dove si era recato per verificare il funzionamento delle tubature e quindi nell’espletamento di mansioni generalmente riconducibili a quelle di un portiere – o assimilato di un edificio condominiale”.

 

Fatto doloso del portiere: tesi della Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione, ha adottato un orientamento totalmente difforme, rigettando quanto affermato dalla Corte d’Appello.

L’articolo 2049 codice civile, ha dato vita a una giurisprudenza della Cassazione in base alla quale “i padroni e committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti e ai fini dell’applicabilità della norma di cui all’art. 2049 codice civile, non è richiesto l’accertamento del nesso di causalità tra l’opera del preposto e l’obbligo del preponente, nonché della sussistenza di un rapporto di subordinazione tra l’autore dell’illecito ed il preponente medesimo e del collegamento dell’illecito stesso con le mansioni svolte dal preposto, essendo sufficiente, per il detto fine, un rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che l’incombenza disimpegnata abbia determinato una situazione tale da agevolare o rendere possibile il fatto illecito e l’evento dannoso, anche se il dipendente (o, comunque il collaboratore dell’imprenditore) abbia operato oltre i limiti delle sue incombenze, purché sempre nell’ambito dell’incarico affidatogli, così da non configurare una condotta del tutto estranea al rapporto di lavoro”.

Massima della Suprema Corte di Cassazione

Per cui si esclude la responsabilità del condominio, quando la condotta distorta, posta in essere dal portiere sia totalmente estranea alla sua attività lavorativa e persegua finalità personali, per le quali il condominio non sia interessato.

La Corte di Cassazione, nel caso concreto, stabiliva che: “sferrare un pugno ad un condomino o ad un inquilino dell’edificio condominiale causandogli lesioni personali gravissime, non attenuate ed anzi aggravate dalla pregressa situazione di evidente infermità della vittima – non rientra certamente nelle mansioni o funzioni del portiere, né corrisponde al normale sviluppo di sequenze di eventi connessi all’ordinario espletamento di queste ultime,  e tanto meno può sostenersi che l’aggressione del condomino o dell’inquilino rientri, nemmeno sotto forma di degenerazione od eccesso però non impossibili, tra quelle condotte esclusivamente personali che normalmente ci si può attendere da chi espleta le funzioni di portiere, diversamente, ad esempio, da quanto può accadere per altre categorie di preposti, quali coloro che sono a guardia degli ingressi o incaricati della sicurezza di locali pubblici o aperti al pubblico”.

In conclusione

Per concludere, si esclude la responsabilità  del condominio per il fatto doloso del portiere, nell’ipotesi in cui  durante l’esercizio delle proprie mansioni, quando la condotta sia totalmente estranea dalle mansioni affidate, e l’espletamento delle stesse abbia rappresentato solo un’occasione non necessaria per la condotta.

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