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Si può essere amministratore anche per facta concludentia – Prima Parte

lunedì 10 Aprile , 2017

Le due tesi contrapposte sul rinnovo della carica di amministratore

La Corte Cassazione, sezione seconda, con sentenza n. 2242 del 2016, da un altro spunto sul dibattito relativo alla nomina e alla durata dell’incarico dell’amministratore, iniziato dopo la riforma introdotta della Legge 220 del 2012.

In tale discussione si alternano due tesi, quella più diffusa, secondo la quale, alla scadenza del primo anno vi è rinnovo “per eguale periodo”, ma ciò si limita ad una sola annualità successiva alla prima in caso di rinnovo automatico (c.d. 1+1).

A questa teoria si contrappone quella del rinnovo c.d. sine die, cioè di anno in anno, mantenendo la durata annuale dell’incarico, fin quando non venga manifestata una volontà diversa, o da parte dell’amministratore a da parte del codominio, finalizzata a chiudere il rapporto nato con la delibera di nomina.

Il caso di specie e la decisione dei giudici di merito

La fattispecie, prendeva il via dall’opposizione da parte di un condomino ad una ingiunzione di pagamento, per crediti  del condominio per le quote condominiali.

Contro la sentenza di primo grado venne proposto appello, eccependo una carenza di legittimazione attiva da parte del condominio, in quanto il mandato alle liti, già nella fase di emissione del decreto ingiuntivo, non era stata conferita dall’amministratore dell’intero condominio, che raggruppava una serie di palazzine, ma da un altro soggetto, che rappresentava una sola di esse nell’assemblea condominiale (Tizio).

In secondo grado veniva rigettato l’appello e veniva sottolineata la tardività dell’eccezione, inerente il difetto di legittimazione processuale del condominio,  venne dichiarata infondata in quanto  vi erano prove che il soggetto – Tizio, di fatto avesse agito quale rappresentante del condominio presso il quale si trovava la palazzina.

Per anni il soggetto aveva partecipato “come amministratore“ alle delibere di riparto di spesa, e  aveva spedito anche le diffide per il pagamento; ciò costituiva un tema fondamentale a sostegno della tesi, in base alla quale avesse svolto di fatto, sulla base di una volontà diffusa dei condomini, un ruolo di amministratore della singola palazzina, così superando la mancanza di un’investitura formale.

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