La regola generale sulle innovazioni gravose e voluttuarie

In tema di innovazioni gravose e voluttuarie in condominio, è permesso al singolo condomino, a norma dell’articolo 1121 codice civile, di sottrarsi alla relativa spesa, per la quota che gli compete.

Si tratta di spese inerenti ad impianti che non siano utilizzabili separatamente, e che hanno natura voluttuaria, cioè privi di utilità, o comunque caratterizzati da una certa onerosità.

Ciò deve essere inteso in senso oggettivo, la norma fa infatti riferimento “alle particolari condizioni e all’importanza dell’edificio”.

L’onere della prova grava sul condomino interessato, in quanto si tratta di una deroga alla disciplina generale sulla ripartizione delle spese condominiali.

I condomini dissenzienti

L’articolo 1121 codice civile, prevede che i condomini dissenzienti (e ai loro eredi e aventi causa), possono, in caso di innovazione gravose o voluttarie, partecipare successivamente ai vantaggi derivanti dalle stesse, contribuendo, proporzionalmente alla spese di esecuzione e di manutenzione dell’opera ragguagliata al valore attuale della moneta, così da escludere  arricchimenti in danno dei condomini che hanno assunto l’iniziativa dell’opera (Cassazione, sentenza n. 8746  1993).

Se il condomino dissenziente, in un secondo momento, decide di beneficiare dei vantaggio derivanti da un’innovazione gravosa, in precedenza deliberata dall’assemblea, senza il suo consenso, accetta tutti gli obblighi derivanti dalle decisioni assembleari relative a tale innovazione, e si porrà di conseguenza, sullo stesso piano degli altri condomini.

Impianti ad utilizzazione separata

La possibilità garantita al singolo condomino, ai sensi dell’art. 1121 codice civile, di sottrarsi alla spesa per la quota che gli compete, “devono riguardare impianti suscettibili di utilizzazione separata, che hanno natura voluttuaria, ovvero risultano molto gravose, con riferimento oggettivo alle condizioni e alla importanza dell’edificio. La relativa valutazione integra un accertamento di fatto devoluto al giudice del merito ed incensurabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua” (Cassazione sentenza n. 428 del 1984).

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