La decisione della Corte d’Appello

Abbiamo accennato che la Corte d’Appello respinse il ricorso.

Alla base della sua decisione, evidenziava che il verbale d’assemblea non conteneva indicazioni inerenti il superamento di barriere architettoniche, ma si parlava esclusivamente di istallazione di un ascensore, il condominio dunque, non aveva provato la residenza nel fabbricato di persone disabili.

Inoltre, sostenne che l’articolo 1120 del codice civile, secondo comma, sanciva che in mancanza di unanimità dei condomini, non è possibile effettuare lavori di innovazioni che possano rendere inutilizzabili delle parti comuni dell’immobile anche ad un solo condomino.

I lavori effettuati, avevano diminuito il livello di sicurezza dell’immobile in merito al rispetto delle norme antincendio, avendo ristretto la rampa della scala, e messo a rischio la sicurezza dei residenti.

L’intervento della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione infine, ribaltò la decisione, e metteva in rilievo che nel caso di specie, non risultava essere  necessaria la maggioranza dei condomini per istallare l’ascensore, in quanto, secondo l’ articolo 2, comma 1 della legge 13 del 1989, contenente disposizioni per l’eliminazione delle barriere architettoniche, viene concessa la possibilità di eseguire lavori che possano garantire l’accessibilità all’edificio a persone portatrici di handicap, per evitare che questi debbano affrontare ostacoli.

Per cui la Corte di Cassazione fece notare che dove risiedono persone disabili, per avere l’autorizzazione all’istallazione di un ascensore non deve essere raggiunta la maggioranza di cui all’articolo 1136, secondo e terzo comma, codice civile.

E’ sufficiente il quorum dei 2/3 dei millesimi poiché si tratta di una innovazione come stabilito dall’art 78 del DPR n. 380 del 2001 ex articolo 21, ulteriormente rafforzato dalla legge 13 del 1989.

Il principio di solidarietà

Atro elemento alla base della decisione della Corte di Cassazione, era il riferimento al concetto di solidarietà condominiale, secondo il quale, la coscienza di ogni  singolo condomino dovrebbe considerare un dovere eliminare ogni impedimento che comporti un ostacolo a una vita normale alle persone disabili, evitando di privarle del diritto di socializzare che rappresenta un modo per salvaguardare la loro salute.

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