Vivere il condominio

Per le innovazioni serve il benestare dell’architetto?

mercoledì 14 febbraio , 2018

Le previsioni del regolamento

In condominio, può succedere che il regolamento preveda che sia necessario il benestare dell’architetto, che progettò l’edificio o di altro architetto da nominare, per poter procedere all’esecuzione di interventi all’interno e all’esterno delle proprietà individuali, che incidono sulle facciate dell’edificio stesso.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 30528 del 2017, ha sottolineato che il quarto comma dell’articolo 1138 del codice civile, impedisce l’esecuzione di opere e lavori lesivi del decoro dell’edificio condominiale o di una parte di esso, inoltre le norme del regolamento di condominio non possono derogare in nessun caso alle previsioni dell’articolo 1120.

La sentenza comunque dice, che una clausola di questo tipo, non costituisce deroga all’articolo 1120 del codice civile, ma genera” vincoli di carattere reale tipici delle servitù prediali (e non a limitazioni di portata meramente obbligatoria)“; specificando i limiti sostanziali delle innovazioni, e individuando una peculiare modalità di determinazione dell’indice del decoro architettonico, nell’interesse comune dei condomini.

La distanza e la destinazione d’uso in condominio

La sentenza prosegue in materia di distanze delle costruzioni dalle vedute, sottolineando l’orientamento costante, in base al quale la disciplina di cui all’articolo 907 del codice civile, non troverebbe applicazione in ambito condominiale.

Il giudice di merito, dovrà però valutare le norme sulle distanze legali tenendo conto di alcuni elementi: come la struttura dell’edificio, le caratteristiche dello stato dei luoghi e il contenuto dei diritti e delle facoltà spettanti ai singoli condomini.

Nel caso portato davanti alla Cassazione, se un condomino esegue una modifica alla sua proprietà esclusiva, costruendo una serra in aderenza alla facciata dell’edificio condominiale, questa modifica soggiace ai divieti di alterare la destinazione della cosa comune e di impedire ai partecipanti di utilizzare quest’ultima secondo il loro diritto.

Il giudice del merito accerterà se l’opera del condomino sia o meno conforme alla destinazione della cosa comune.

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