amministratori di condominio

Si può rimproverare l’amministratore?

lunedì 12 marzo , 2018

Il reato di diffamazione

Si configura il reato di diffamazione ex articolo 595 codice penale, nei confronti di chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione.

La pena prevista è la reclusione fino ad un anno o la multa fino ad Euro 1.032,00, salvo che l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, per cui è prevista la pena della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065,00.

Se l’offesa è arrecata a mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena della reclusione va da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a euro 516,00.

Elemento fondamentale per la sussistenza del reato di diffamazione è l’assenza della persona offesa, altrimenti si configura l’ingiuria.

Dire che il consuntivo è falso è diffamazione

Se in uno scritto sottoposto all’assemblea si sostiene che il bilancio condominiale è stato falsato dall’amministratore, si configura un’aggressione personale nei confronti dello stesso, anche se l’amministratore non viene esplicitamente citato, in quanto è lui stesso, delegato alla predisposizione del bilancio, quindi è un soggetto facilmente individuabile.

L’iter processuale

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2627, del gennaio 2018, si pronunciava in merito ad una vicenda, per la quale si accusava un condomino, per aver diffuso uno scritto infamante nei confronti dell’amministratore del condominio, accusato di aver falsificato il bilancio consuntivo, accusa ripetuta  nei colloqui con gli altri condomini immediatamente dopo la conclusione dell’assemblea, nella quale lo scritto era stato diffuso.

Sia in primo grado che in appello, venne affermata la sussistenza del delitto di diffamazione, ex articolo 595 codice penale, con condanna del condomino al pagamento di una multa.

L’imputato propose ricorso, motivandolo sulla base di violazioni di legge e illogicità della motivazione, considerata la mancata presenza dell’amministratore in sede di riunione assembleare, e la non menzione  del nominativo nel testo dello scritto, diffuso in assemblea.

La Corte di Cassazione affermava l’infondatezza del ricorso.

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