Parti comuni

Si possono coltivare fiori nelle aiuole comuni?

sabato 24 marzo , 2018

E’ diritto del condomino piantare fiori nelle aiuole comuni

Secondo l’orientamento della Corte di Cassazione, espresso con l’ordinanza n. 2957 del febbraio scorso, il condomino ha il diritto di migliorare le aiuole comuni con piante e fiori.  La Suprema Corte si pronunciava in merito ad una delibera di assemblea, con la quale si stabiliva che le aiuole e spazi verdi condominiali dovessero essere lasciati liberi da qualsiasi ingombro, eliminando dunque, vasi e piante posti da un condomino.

Inoltre l’assemblea vietava l’utilizzazione delle aiuole condominiali per “piantarvi essenze vegetali, di deporre vasi o materiali sugli spazi comuni e nei pressi di taluni pilastri, nonché la recisione della pianta rampicante collocata nell’aiuola condominiale a ornamento del balcone” del condomino.

L’impugnazione della delibera

Il condomino impugnava le delibere e il tribunale (nella veste di giudice d’appello), accoglieva le motivazioni, dichiarando nulle le delibere, perché contrastanti con gli articoli 1102 e 1136 codice civile; il condominio soccombente, ricorreva in Cassazione.

La Cassazione da parere positivo

Secondo la Cassazione, la decisione del Tribunale era in linea, con la giurisprudenza ormai consolidata, secondo la quale: “l’art 1102 cod. civ., nel prescrivere che ciascun partecipante può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso, non pone una norma inderogabile; ne consegue che, i suddetti limiti possono essere resi più rigorosi dal regolamento condominiale, o da delibere assembleari adottate con i quorum prescritti dalla legge (fermo restando che non è consentita l’introduzione di un divieto di utilizzazione generalizzato delle parti comuni)”.

Non è dunque possibile impedire ai singoli condomini porre le proprie piante a dimora nelle aiuole comuni, in quanto è “espressione del diritto di ciascun condomino di migliorare l’uso delle aiuole ex art. 1102 c.c., non contrasta con la retta interpretazione di questa norma, pur essendo eventualmente opinabile nel merito“.

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