Spese condominiali

Chi paga le copie dei documenti in condominio? – Seconda Parte

martedì 27 marzo , 2018

Innanzitutto la Corte di Cassazione evidenziava: “ogni domanda di declaratoria di invalidità di una determinata delibera dell’assemblea dei condomini si connota per la specifica esposizione dei fatti e delle collegate ragioni di diritto, ovvero per una propria “causa petendi”, che rende diversa, agli effetti degli artt. 183 e 345 c.p.c., la richiesta di annullamento di una delibera dell’assemblea per un motivo difforme da quello inizialmente dedotto in giudizio, e che allo stesso tempo impedisce al giudice la dichiarazione di annullamento della deliberazione dell’organo collegiale per un motivo di contrarietà alla legge o alle regole statutarie distinto da quello indicato dalla parte”.

I motivi del ricorrente

Il ricorrente sollevava davanti alla Corte d’Appello anche l’illegittimità del compenso previsto per l’amministratore, per il recupero forzoso del credito e per l’impedimento nella lettura del contatore.

Il giudice, a norma dell’articolo 112 codice di procedura civile, avrebbe dovuto esaminare tutte le questioni oggetto dell’appello, per cui “il lamentato difetto di attività del giudice di secondo grado è riscontrato nel fatto che la sentenza della Corte d’Appello non abbia pronunciato sulla devoluta censura inerente al compenso per il “recupero forzoso del credito” e per l'”impedimento nella lettura del contatore“.

L’orientamento della Cassazione

La Corte di Cassazione, inoltre nel vagliare il secondo motivo del ricorso, sostenne che: “meritevole tuttora di conferma l’orientamento di questa Corte secondo cui la vigilanza ed il controllo, esercitati dai partecipanti essenzialmente, ma non soltanto, in sede di rendiconto annuale e di approvazione del bilancio da parte dell’assemblea, non devono mai risolversi in un intralcio all’amministrazione, e quindi non possono porsi in contrasto con il principio della correttezza, ex articolo 1175 codice civile”.

La Suprema Corte sottolineava comunque, “che l’esercizio della facoltà del singolo condomino di ottenere dall’amministratore del condominio l’esibizione dei documenti contabili non deve risolversi in un onere economico per il condominio, sicché i costi relativi alle operazioni compiute devono gravare esclusivamente sui condomini richiedenti a vantaggio della gestione condominiale (Cass. Sez. 2, 29/11/2001, n. 15159), e non invece costituire ragione di ulteriore compenso in favore dell’amministratore, trattandosi comunque di attività connessa ed indispensabile allo svolgimento dei suoi compiti istituzionali, e perciò da ritenersi compresa nel corrispettivo stabilito al momento del conferimento dell’incarico per tutta l’attività amministrativa di durata annuale”.

Conclusioni

L’eccessiva onerosità del costo delle copie rilasciate dall’amministratore, appariva come un modo per disincentivare il condomino da una siffatta richiesta, per cui Corte afferma che “viene così di fatto sollecitato un controllo non sulla legittimità della scelta operata dall’assemblea, ma sulla congruenza economica della stessa, e quindi sul merito, controllo esulante dai limiti consentiti al sindacato giudiziale ex art. 1137 c.c., se non quando l’eccesso di potere dell’organo collegiale arrechi grave pregiudizio alla cosa comune ed ai servizi che ne costituiscono parte integrante“. Il ricorso venne accolto.

© condominio.it – tutti i diritti riservati

Condividi su:

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

Lascia un commento