Liti di condominio

Gettare di acqua e sigarette sul balcone del vicino è reato

giovedì 5 aprile , 2018

Si configura il reato di cui all’articolo 674 codice penale

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, la n. 9474 del 2018, ha condannato un condomino, per il reato di getto pericoloso di cose, in quanto gettava sul balcone della famiglia del piano di sotto: secchi d’acqua, carta straccia e mozziconi di sigaretta, inoltre generava rumori molesti durante tutto l’arco della giornata.

Il caso di specie affrontato dai giudici

Il condomino, già condannato in secondo grado, ricorse in Cassazione, sostenendo che si doveva: “escludere che il getto d’acqua proveniente dall’alto fosse sussumibile nell’ambito di una delle ipotesi criminose descritte dall’articolo 674, avendo il getto attinto cose e non persone, senza neppure che fosse stata accertata la consistenza del versamento“.

Sottolineava inoltre, che non fosse certa la sua responsabilità, in quanto non era l’unico ad abitare l’appartamento del piano di sopra.

L’uomo inoltre denunciava l’eccessività della pena inflitta, avendo il Tribunale stabilito la sanzione pecuniaria, quantificandola in un importo quasi raddoppiato rispetto al limite edittale massimo previsto dall’articolo 674 codice penale.

Getto di cose sul balcone del vicino

La Cassazione dichiarava il ricorso, in parte inammissibile, in quanto, secondo un testimone, il condomino imputato, di fronte alle forze dell’ordine si assumeva la responsabilità del fatto sostenendo di: “averlo fatto per dispetto“.

Il Tribunale dunque ha ritenuto provato l’accertamento di responsabilità dell’uomo condannandolo ai sensi dell’ articolo 674 codice penale.

Inoltre, la Suprema Corte, condivise “l’affermazione secondo la quale la contravvenzione di getto pericoloso di cose non è configurabile quando l’offesa, l’imbrattamento o la molestia abbiano ad oggetto esclusivamente cose e non persone, deve ritenersi che, ai fini della configurabilità del reato di getto pericoloso di cose, non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un effettivo nocumento, essendo sufficiente che essa sia idonea ad offendere, imbrattare o molestare le persone”.

La Cassazione ritenne però che la contravvenzione pecuniaria comminata fosse illegale, perché troppo elevata.

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