privacy in condominio

Le telecamere possono essere puntate sul vicino? – Seconda Parte

domenica 15 aprile , 2018

Il risarcimento del danno per violazione della privacy

Il giudice di prime cure, ritenne che lo stress cagionato al vicino, dovuto alle accuse non giustificava un risarcimento, ma considera fondata la domanda risarcitoria relativa alla violazione del diritto alla riservatezza in ambito domestico.

La Delibera del Garante della Privacy, dell’8 aprile 2010, prevede che, se un condomino allestisce un impianto di videosorveglianza, per la tutela della sua proprietà esclusiva, “l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza, ad esempio quelli antistanti l’accesso alla propria abitazione, escludendosi ogni forma di ripresa, anche senza registrazione, di immagini relative ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) o antistanti l’abitazione di altri condomini“.

La Delibera del Garante e il caso di specie

Nel caso di specie, il condomino non motivava l’estensione dell’angolo di visuale delle telecamere, e non individuava un bilanciamento dei diritti: non dimostrando che il tutto dipendeva dalla necessità di “preservare la sicurezza di persone e la tutela di beni da concrete situazioni di pericolo, di regola costituite da illeciti già verificatisi, oppure nel caso di attività che comportano, ad esempio, la custodia di denaro, valori o altri beni“.

La Costituzione

L’articolo 14 della Costituzione, prevede la tutela del domicilio, sia come diritto di ammettere o escludere altre persone da determinati luoghi, in cui si svolge la vita intima di ciascun individuo, sia come diritto alla riservatezza su quanto si compie nei medesimi luoghi.

Nell’ipotesi di riprese fatte con le telecamere “il limite costituzionale del rispetto dell’inviolabilità del domicilio viene in rilievo precipuamente sotto il secondo aspetto: ossia non tanto (o non solo) come difesa rispetto ad una intrusione di tipo fisico; quanto piuttosto come presidio di un’intangibile sfera di riservatezza, che può essere lesa – attraverso l’uso di strumenti tecnici – anche senza la necessità di un’intrusione fisica“.

Attraverso l’applicazione dei principi in materia di risarcimento del danno, il Tribunale ritenne risarcire il danno non patrimoniale subito dal vicino/attore, quantificandone il controvalore pecuniario nella somma di Euro 2.000.

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