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Cosa succede se il cane sporca la biancheria del vicino?

lunedì 16 aprile , 2018

La depenalizzazione del reato

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 13970 del 2018, assolveva il condomino/padrone del cane che aveva sporcato con feci ed urine, la biancheria del vicino, dal reato di danneggiamento.

I giudici di legittimità sono arrivati a detta decisione, anche grazie alla depenalizzazione del reato, dovuta al  d.lgs. 7/2016, che obbliga il giudice alla declaratoria ex articolo 129, comma 1 codice di procedura penale, impedendogli di riqualificare la fattispecie in un diverso reato, quale quello di cui all’articolo 639 codice penale – Deturpamento e imbrattamento di cose altrui.

Il ricorso avanti alla Cassazione

La Corte di Cassazione trattava un ricorso proposto dal Procuratore Generale, contro la sentenza del Giudice di Pace, che assolveva l’imputato dal reato di danneggiamento; dunque per la Suprema Corte, la depenalizzazione del reato di danneggiamento, evitava all’imputato l’incriminazione, e non permetteva al giudice di riqualificare la fattispecie in un diverso reato.

Il condomino, era incolpato di non aver impedito che le deiezioni del proprio cane sporcassero la biancheria stesa ad asciugare nel sottostante balcone; il giudice di merito, considerava che il fatto non fosse più considerato reato dalla legge, grazie all’abrogazione disposta con d.lgs. n.7/2016.

Non si configura il reato di danneggiamento

La Corte di Cassazione ritenne che l’abolizione del reato, esclude dall’ordinamento l’incriminazione penale ex articolo 635, comma 1, codice penale, e ogni giudice che deve pronunciarsi in merito: “ha il compito di dichiarare, ex articolo 129, comma primo,codice di procedura penale, che il fatto non è previsto dalla legge come reato, in ossequio al precetto di cui all’articolo 2, comma secondo, codice penale, per il quale nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato“.

Al giudice vengono dunque preclusi gli accertamenti invocati dal ricorrente, finalizzati alla riqualificazione dell’addebito, dovuta alla sopravvenuta giuridica inesistenza dell’originaria regiudicanda.

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