Liti di condominio

La “colonna d’aria” in condominio

mercoledì 2 maggio , 2018

E’ illecito occuparla

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 9877, dell’aprile scorso, ha stabilito il principio in base al quale: “l’area sovrastante il cortile condominiale fornisce aria e luce alle abitazioni che sulla stessa si affacciano, pertanto, se tale funzione naturale risulta, anche parzialmente compromessa, non può essere occupata dai singoli condomini con proprie costruzioni in aggetto”.

La fattispecie trattata dalla Corte di legittimità

La Corte di Cassazione, dovette trattare il caso di un condomino che conveniva in giudizio il proprietario dell’appartamento sovrastante al locale magazzino – capannone di sua proprietà.

Egli chiedeva la rimozione dell’opera lesiva, composta da un balcone ampliato in maniera considerata illegittima, e la trasformazione di due finestre in porte.

Il convenuto affermava la legittimità dell’intervento, in quanto costruita sulla colonna d’aria, considerata comune, quindi  bene condominiale, a norma dell’articolo 1102 codice civile; nonostante il terreno fosse di proprietà esclusiva dell’attore e,chiedeva inoltre l’accertamento dell’usucapione del diritto allo stendere i panni.

Il giudizio di merito

In primo grado venne accolta la domanda attorea, con l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi, dovuto all’illegittimo esercizio della servitù, la successiva costruzione di un balcone sulla colonna d’aria, con il rigetto delle domande riconvenzionali.

In Appello, venne confermata dal giudice la sentenza de quo, con contestuale dichiarazione di illegittimità dei lavori, in quanto la colonna d’aria, che si trova sopra il magazzino è di proprietà dell’attore, e non è un bene condominiale quindi non è comune.

Venne dunque proposto ricorso in Cassazione, da parte del condomino soccombente, il quale evidenziava inoltre la violazione e la falsa applicazione degli articoli 1102, 1117 e 1120 del codice civile, dovendosi considerare l’ampliamento del balcone quale uso più inteso della cosa comune. La Corte di Cassazione ritenne il motivo, inammissibile.

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