Giudici

Stalking in condominio – Seconda Parte

mercoledì 6 giugno , 2018

Secondo la Corte di Cassazione, le lamentele risultano fondate: ricordava infatti che sul giudice d’appello, con la riforma totale della decisione di primo grado, non aveva definito i tratti principali dell’iter probatorio seguito, diverso da quello di primo grado, con contestazione specifica dei principali elementi della motivazione della sentenza di prime cure.

Il giudice d’appello, non ha evidenziato le ragioni dell’incompletezza o dell’incoerenza, che hanno portato alla riforma del provvedimento di primo grado, facendo espresso riferimento a dati fattuali che conducono unicamente al convincimento opposto.

Agli occhi della Cassazione, sembra che la Corte d’Appello, non abbia rispettato detti parametri, limitandosi a qualificare tutte le condotte contestate con una valenza puramente civilistica, senza confrontarsi con i dati fattuali e neppure con le fonti di prova; infatti il giudice avrebbe ritenuto la condotta come mera inosservanza di norme civilistiche regolanti il diritto di proprietà dell’imputato: “accentuato nella sua esplicazione, non per puro dispetto verso terzi, ma solo per un’eccessiva e inurbana considerazione della sua esclusività e assolutezza“.

Il dolo generico

La Cassazione, sottolineava infine, che l’elemento soggettivo del reato di atti persecutori è il c.d. dolo generico, viene configurato mediante la volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della loro idoneità a produrre uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice. Ciò si può avere anche se gli eventuali scopi perseguiti dall’autore sono l’affermazione del diritto di proprietà o le esigenze lavorative.

Il giudice d’appello avrebbe fatto un’erronea sovrapposizione concettuale tra la nozione di dolo e quella di mero movente dell’azione.

Il movente dell’azione, che contribuisce all’accertamento del dolo, rappresenta una potenziale circostanza inferenziale, non coincide con la coscienza e volontà del fatto, della quale può rappresentare, invece, il presupposto.

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