Giudici

Sparlare del vicino in condominio

martedì 12 giugno , 2018

Costituisce reato di diffamazione ex articolo 595 c.p.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 21507 del 2018, confermava la condanna di un condomino, per il reato diffamazione di cui all’articolo 595 del codice penale, il quale veniva ripreso dalla telecamera mentre nei luoghi condominiali aperti al pubblico, diffamava il vicino.

Si trattava di riprese fatte dalla telecamera, all’ingresso dell’abitazione della persona offesa, che ritraevano l’androne condominiale, il portone di ingresso dello stabile, il vano contatori e l’ingresso dell’ascensore.

Il condomino condannato, parlando con più persone, offendeva la reputazione di un vicino, usando termini come “malandrino” e “abusivo” in quanto, a suo dire era inadempiente in merito al pagamento delle spese condominiali; il tutto era stato ripreso dalla telecamera installata all’ingresso dell’abitazione della persona offesa.

La tesi del condomino indagato

Il condomino indagato, sostenne che tali riprese dovevano essere considerate illegittime ai sensi dell’articolo 191 codice di procedura penale, in quanto violavano la privacy dei condomini.

La Cassazione precisava dunque il concetto di luogo aperto al pubblico, in merito all’ambiente inquadrato dalla telecamera installata sulla porta d’ingresso dell’abitazione della persona offesa, ossia l’androne condominiale, il portone di ingresso dello stabile, il vano contatori e l’ingresso dell’ascensore.

La Suprema Corte definiva come luogo aperto al pubblico, quello al quale chiunque può accedere a determinate condizioni, ovvero quello frequentabile da un’intera categoria di persone o comunque da un numero indeterminato di soggetti che abbiano la possibilità giuridica e pratica di accedervi senza legittima opposizione di chi sul luogo esercita un potere di fatto o di diritto.

Concludendo

Le videoriprese in detti luoghi, secondo i giudici, sono utilizzabili, al di fuori e prima dell’instaurazione del procedimento penale, essendo qualificabili come documenti, acquisibili senza la necessità dell’instaurazione del contraddittorio ex articolo 189 del codice di procedura penale.

Se le stesse non vengono acquisite, è da considerarsi legittima la testimonianza degli operatori di polizia giudiziaria, in relazione al contenuto rappresentativo, non potendo, la violazione delle disposizioni a tutela della privacy, rappresentare uno limite rispetto alle preminenti esigenze di accertamento del processo penale.

Nella fattispecie le videoriprese sono state effettuate in luoghi qualificabili come aperti al pubblico così come definiti dalla Cassazione, il ricorso venne rigettato.

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