amministratori di condominio

Amministratore in prorogatio..niente compenso – prima parte

mercoledì 13 giugno , 2018

Nel caso in cui l’amministratore di condominio, abbia rassegnato le dimissioni, o semplicemente sia scaduto il termine annuale di cui all’articolo 1129 del codice civile, ma continua ad avere i poteri di gestione, dovuti ad esigenze di interesse del condominio, e alla consequenzialità della gestione dell’immobile; ma se la volontà dei condomini, è contraria alla permanenza di detti poteri, questi non avrà diritto ad alcun compenso.

Ciò è stato sancito dalla Corte di Cassazione con pronuncia n. 12120, del maggio scorso.

Il caso di specie

L’amministratore di condominio uscente, chiedeva ed otteneva decreto ingiuntivo per il pagamento degli onorari di maturati nel periodo di prorogatio, ossia dalla data di nomina di un nuovo amministratore fino all’effettiva presa di possesso dello stesso.

Il condominio rappresentato dal nuovo amministratore, proponeva opposizione al decreto, la quale, veniva rigettata dal Giudice di Pace.

Venne dunque proposto appello al Tribunale di Reggio Emilia, che venne accolto, con riforma della sentenza impugnata di primo grado, venne così revocato il decreto ingiuntivo, econdannato l’ex amministratore a restituire le somme pagate in esecuzione della sentenza.

Secondo la Cassazione l’assemblea aveva manifestato la sua volontà, con apposito verbale, cioè nominare un nuovo amministratore e, concludere il rapporto professionale con il precedente il quale, di conseguenza non aveva diritto a nessun compenso successivo a tale data.

I motivi di ricorso dell’ex amministratore

Il vecchio amministratore, sollevava alcune eccezioni in Cassazione, come la violazione e la falsa applicazione degli articoli 1129, 1130, 1131, 1704 e ss. del codice civile

In appello, il giudice non avrebbe tenuto conto dell’operatività dell’istituto della prorogatio imperii, per l’amministratore che aveva concluso il suo mandato, fino a al momento in cui subentrava  il nuovo.

Il ricorso venne considerato infondato e quindi rigettato.

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