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L’amministratore di condominio può stare in giudizio senza autorizzazione? – Prima Parte

lunedì 18 giugno , 2018

A garanzia delle parti comuni dell’edificio, l’amministratore di condominio può agire in giudizio, o essere convenuto, senza autorizzazione da parte dell’assemblea dei condomini.

Invece, in caso di giudizio che esorbiti dalle proprie attribuzioni, l’amministratore, può comunque partecipare al giudizio o impugnare la sentenza senza autorizzazione, ma deve darne senza ritardo comunicazione all’assemblea per la ratifica del suo operato, come previsto dall’articolo 1131, 2° e 3° comma del codice civile: “Può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio; a lui sono notificati i provvedimenti dell’autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto. Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore, questi è tenuto a darne senza indugio notizia all’assemblea dei condomini”.

La ratifica dell’assemblea

La ratifica da parte dell’assemblea sana retroattivamente l’operato dell’amministratore, quindi il Giudice, ai sensi dell’articolo 182 codice di procedura civile, assegna al condominio un termine, per le necessarie autorizzazioni finalizzate a sanare i vizi, e fare in modo che gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin dal momento della prima notifica.

Tale principio viene applicato quando il rilievo della mancanza di autorizzazione assembleare, avviene ad opera del Giudice; se invece l’eccezione viene sollevata dalla controparte, l’onere della sanatoria sorge immediatamente.

Il condominio dovrà dunque depositare prontamente la delibera assembleare di ratifica, pena la declaratoria del difetto di rappresentanza e di legittimazione dell’amministratore (Corte di Cassazione, nella sentenza n. 12525 – maggio 2018).

Il procedimento giudiziale

Si trattava di una fattispecie in cui l’ex amministratore reclamava, con decreto ingiuntivo i compensi aggiuntivi per i lavori straordinari eseguiti, ed il condominio si opponeva allo stesso.

L’opposizione venne accolta in primo grado; in appello invece venne riformata la sentenza, con rigetto dell’opposizione.

In Cassazione il condominio resisteva al controricorso dell’ex amministratore, il quale proponeva ricorso incidentale deducendo la violazione dell’articolo 1131 codice civile e 75 codice di procedura civile, lamentando la circostanza per la quale la corte di merito avrebbe negato il difetto di legittimazione attiva del condominio e la carenza dei poteri rappresentativi del nuovo amministratore.

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