Regolamento

Asilo nido in condominio

venerdì 13 luglio , 2018

La Suprema Corte di Cassazione, in tema di asili in condominio, si è pronunciata con ordinanza n. 16384 del giugno scorso, che vieta l’ipotesi di destinare gli appartamenti ad asili per l’infanzia, se il regolamento lo vieta espressamente; non rilevano le dimensioni dell’asilo, quindi vale anche per i “micro-nidi”; ciò che rileva infatti, è l’attività di custodia e assistenza ai bambini.

Detta pronuncia riguardava il caso di un condomino che proponeva ricorso, in quando riteneva che in appello fossero stati violati e falsamente applicati gli articoli 1362, 1368, 1369 e 1371 del codice civile.

La Corte d’Appello rigettava la domanda, contro la sentenza di primo grado, con la quale il giudice, condivideva la richiesta del condominio che chiedeva la cessazione dell’attività di asilo di infanzia svolta dal condomino nell’unità immobiliare di sua proprietà sita al piano rialzato dell’edificio condominiale, perché in contrasto con la clausola n. 4 del regolamento contrattuale.

Il regolamento può vietare gli asili

In Appello venne rigettata l’impugnazione del condomino, in quanto l’attività di assistenza e custodia di bambini era in conflitto con l’articolo 4 del regolamento, che imponeva il divieto di destinare i locali privati ad “asili d’infanzia”; senza distinguere tra asili nido e di micro-nido.

Secondo il condomino, in sede di elaborazione del regolamento, negli anni ’70, non esistevano i “micro-nidi”, con dimensioni ridotte e quindi non rientranti, a suo parere nel divieto, in quanto non arrecano i “pericoli di disturbo” propri degli asili.

“Micro-nidi” vietati per l’attività

La Cassazione, con l’ordinanza in commento, sosteneva che: “l’interpretazione di una clausola del regolamento di condominio, contenente il divieto di destinare gli appartamenti, tra l’altro ad “asili di infanzia”, come preclusiva altresì dell’attività di micro-nido (la quale effettivamente si differenzia da quella dell’asilo soltanto per le dimensioni strutturali di recettività, e non invece per il comune carattere assistenziale ed educativo dei suoi servizi resi a minori di tenerissima età) non risulta né contrastante con il significato lessicale delle espressioni adoperate nel testo negoziale, né confliggente con l’intenzione comune dei condomini ricostruita dai giudici del merito, né contraria a logica o incongrua, rimanendo comunque sottratta al sindacato di legittimità l’interpretazione degli atti di autonomia privata quando il ricorrente si limiti a lamentare che quella prescelta nella sentenza impugnata non sia l’unica possibile, né la migliore in astratto“.

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