Regolamento

Tettoie in condominio

mercoledì 25 luglio , 2018

Non vanno rimosse se non creano problemi di decoro e sicurezza

Il Giudice condannava due condomini (proprietari dei rispettivi appartamenti facenti parte dell’edificio condominiale), alla rimozione di una tettoia nei balconi delle loro unità immobiliari, sottostanti quella di un altro condomino.

Secondo quest’ultimo infatti,  mancava la preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea condominiale, oltre alla lesione al decoro architettonico dell’edificio.

La Corte d’Appello riformava la sentenza del Tribunale; e venne dunque proposto ricorso in Cassazione evidenziando che non era stato applicato il regolamento condominiale di natura contrattuale, il quale all’art. 38 prevedeva che “il Condomino che desidera compiere nei locali di sua proprietà opere tali da interessare la stabilità e l’estetica dell’edificio o di parte di esso (…) deve chiedere l’autorizzazione all’Assemblea, la quale la potrà dare sentito il parere di tecnico da essa scelto”.

L’iter seguito dalla Cassazione

In primis, la Cassazione sosteneva che in condominio, l’autonomia privata permette alle parti di stipulare convenzioni limitative nell’interesse comune, ai diritti dei singoli, sia in merito alle parti comuni, che al contenuto del diritto dominicale sulle parti di loro esclusiva proprietà.

Le norme del regolamento di natura contrattuale, predisposte dall’unico originario proprietario dell’edificio ed accettate con i singoli atti di acquisto dai condomini, o adottate in sede assembleare con il consenso unanime di tutti i condomini, possono derogare/integrare la disciplina legale, e definire il concetto di decoro architettonico, in maniera più rigorosa di quella di cui all’art. 1120 cod. civ.

Le conclusioni della Suprema Corte

I giudici d’Appello, escludevano che l’installazione della tettoia avesse pregiudicato la stabilità e la sicurezza del condominio e il decoro architettonico; ritenendo superflua la verifica dell’applicabilità della disposizione del regolamento che stabiliva la necessità della previa autorizzazione dell’assemblea condominiale, trattandosi di autorizzazione che, vista l’assenza di pregiudizio alla stabilità e all’estetica dell’edificio, non poteva essere negata.

La Cassazione con sentenza n. 12190 del 2017, stabiliva dunque, che: “il regolamento di condominio contrattuale può anche imporre limiti più severi di quelli previsti dal codice civile, ma non necessariamente ciò limita le facoltà riconosciute al singolo condomino dalle norme codicistiche, se l’installazione di manufatti, a parere del giudice, non crei nocumento alla stabilità e sicurezza del fabbricato condominiale e al suo decoro“.

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