Giudici

Diritto alla casa popolare

venerdì 31 Agosto , 2018

Il diritto all’assegnazione della casa popolare, decade non sulla base di testimonianze confuse ed approssimative dei vicini di casa, ma sulla base di un’apposita istruttoria dettagliata; ciò è sancito dal Tribunale Amministrativo Regionale – T.A.R. Lombardia con la sentenza numero 1959/2018.

Di conseguenza dovrà essere annullato il provvedimento di decadenza, fondato su un’istruttoria incompleta, specie se i comportamenti su cui si fonda sono tenuti nei locali condominiali, ma all’esterno dell’abitazione

La vicenda

I giudici si pronunciarono su una controversia condominiale che riguardava una donna, alla quale veniva attribuito di aver lasciato nella zona delle cantine comuni degli avanzi di cibo, e di avervi fatto accedere dei gatti randagi, oltre ad aver dato da mangiare a dei volatili sia nel cortile che nelle strade circostanti all’edificio condominiale.

A seguito delle segnalazioni, il Direttore dell’Area Assegnazione Alloggi E.R.P. del Comune di Milano, disponeva la decadenza dell’assegnataria dal beneficio della casa popolare, per aver “causato gravi danni all’alloggio, alle sue pertinenze o alle parti comuni dell’edificio“. La donna si rivolgeva dunque ai giudici.

Conclusioni

La decadenza si basava sull’utilizzo improprio delle cantine, e sul danneggiamento delle grate dell’edificio condominiale, ma non era fondata su un’istruttoria precisa.

Infatti, la gran parte delle informazioni vennero raccolte con testimonianze di soggetti non sempre chiaramente identificati, si riferivano inoltre a “comportamenti della ricorrente o dei suoi familiari tenuti all’esterno dell’abitazione e irrilevanti ai fini della sussistenza o meno dell’idoneità a permanere negli alloggi popolari”.

Non erano stati dunque svolti, accertamenti oggettivi ed incontestabili, che permettessero di ricondurre con esattezza alla donna o ai suoi familiari la somministrazione di cibo a una colonia felina in cantina, dopo aver danneggiato le grate.

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