Regolamento

Serve l’autorizzazione dell’amministratore per affittare le camere in condominio? – seconda parte

domenica 7 ottobre , 2018

Abbiamo detto che normalmente l’assemblea, non può disporre limiti all’uso dei singoli appartamenti, ciò può avvenire, solo in caso di indicazione espressa contenuta nel regolamento condominiale.

Regolamento approvato dall’unanimità, o contenuta nel c.d. regolamento contrattuale.

Considerata in questi termini, ogni limitazione della proprietà privata viene decisa, dal proprietario di ciascuna unità immobiliare, attraverso il voto espresso in sede di approvazione del regolamento o con il consenso contenuto nell’atto di acquisto dell’immobile.

La clausola limitativa

La clausola contenuta nel regolamento che pone delle limitazioni, deve avere un contenuto specifico; per essere opponibile al condomino che abbia avviato l’attività di affittacamere.

Quindi deve trattarsi di una clausola che vieti specificamente lo svolgimento di attività ricettive; è inoltre importante sottolineare che l’attività di affittacamere soddisfa il requisito della destinazione ad uso abitativo, in quanto si tratta, di un’abitazione collettiva, come avviene per pensioni, ostelli o residence.

Se non esiste una clausola che vieta espressamente la possibilità di adibire il proprio appartamento ad attività di affittacamere, quest’ultima è da ritenersi permessa. L’interpretazione del regolamento, dev’essere restrittiva.

Ovviamente, l’attività in oggetto dovrà essere svolta, in ogni caso, nel rispetto della normativa di settore e dei regolamenti degli enti locali di riferimento.

La trascrizione della clausola

Anche riguardo ai casi in cui il regolamento condominiale non contenga una clausola espressa che vieti l’esercizio di attività ricettive, è necessario precisare che, se l’attività non viene esercitata dal proprietario originario dell’unità immobiliare, ma da un suo avente causa; perché la clausola valga anche nei confronti del terzo acquirente, deve risultare oggetto di nota di trascrizione, distinta da quella relativa all’atto di acquisto.

Questo tipo di clausola rappresenta una servitù atipica, e per essere opponibile ai terzi acquirenti non è sufficiente che sia richiamata dal regolamento nell’atto di acquisto.

Se non vi è una clausola esplicita di divieto, l’attività di affittacamere non ha bisogno di autorizzazione; i condomini devono eventualmente fornire prova specifica che tale attività sia fonte di danno per i loro interessi e diritti.

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