Ripartizione delle spese

SISTEMA DI RISCALDAMENTO IN CONDOMINIO – Seconda Parte

martedì 13 Novembre , 2018

La distinzioni tra i vari tipi di costi, si basa sulla normativa di settore: norma UNI 10200; che prevede la procedura per calcolare (annualmente) le quantità.

Una volta individuato il corretto riparto delle due voci, i costi fissi sono distribuiti in proporzione ai millesimi, i costi variabili, dipendono dalla lettura della registrazione del contabilizzatore.

Questi ultimi, sono obbligatori in tutti i palazzi, a meno che una relazione tecnica dimostri che tale misura non sia tecnicamente possibile, non efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali.

Staccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato

Il codice civile prevede la facoltà di ogni condomino di distaccarsi dall’impianto centralizzato senza dover chiedere l’autorizzazione né al Comune, né all’amministratore di condominio, né all’assemblea.

Il condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, salvo che dal distacco non derivino:

  • notevoli squilibri di funzionamento all’impianto centralizzato
  • aggravi di spesa per gli altri condomini.

La norma evidenzia che in caso di distacco, il condomino con l’impianto autonomo resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto, e per la sua conservazione e messa a norma.

Il condomino che si stacca, non chiede l’autorizzazione all’amministratore, ma deve comunicarglielo; per evitare addebiti, nelle successive quote condominiali.

Il regolamento vieta il distacco

Nel caso in cui il regolamento di condominio vieti il distacco dall’impianto centralizzato, La Corte di Cassazione ha recentemente stabilito che detta clausola è illegittima e non va applicata in quanto lede un diritto assoluto del proprietario dell’appartamento.

Si tratta di un orientamento che prende atto delle leggi sul risparmio energetico.

La Cassazione ritiene che permanga la libertà dei condomini di regolare convenzionalmente la ripartizione delle spese di riscaldamento.

La giurisprudenza ritiene lecite le limitazioni contenute nei regolamenti condominiali approvati all’unanimità; in questo caso la clausola con il divieto potrebbe essere ritenuta legittima.

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