Curiosità

Urla notturne in condominio – Seconda Parte

domenica 9 Dicembre , 2018

La Cassazione ritenne che la tesi della difensiva fosse infondata (per la quale le urla e fischi della ricorrente non possono essere considerati schiamazzi rilevanti ex art. 659 c.p.).

La Suprema Corte arrivava alla conclusione contraria a quella tradizionale della giurisprudenza, in base alla quale la norma in esame tutela l’interesse dello Stato alla salvaguardia dell’ordine pubblico, considerato nel particolare aspetto della tranquillità pubblica, consistente in quella condizione psicologica collettiva, inerente all’assenza di perturbamento e di molestia nel corpo sociale.

Il bene giuridico protetto

Il bene giuridico protetto, viene offeso dal disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, a causa dei suoni intensi e prolungati, di qualunque specie e natura, atti a determinare il turbamento della tranquillità pubblica, oppure da schiamazzi, che la giurisprudenza qualifica come “grida scomposte e clamorose”.

Le grida notturne

La Cassazione, ribadiva un concetto già affermato ossia, la rilevanza penale delle grida, in particolare di quelle notturne, che chiarito come rappresentino un reato di pericolo e che la valutazione sull’entità del fenomeno rumoroso debba essere compiuta in rapporto alla media sensibilità del gruppo sociale in cui il fenomeno si verifica, considerate le circostanze di luogo e tempo della azione.

Condannato chi urla di notte

Il Tribunale ha seguito questa interpretazione dopo aver accertato, il superamento dei limiti della normale tollerabilità, in quanto idonee a disturbare potenzialmente la quiete ed il riposo di un numero indeterminato di persone.

I giudici, valutarono l’intensità, e le ore in cui le urla venivano poste in essere, oltre alla concreta percezione da parte di una pluralità di soggetti, la durata nel tempo, per più anni.

La condotta dell’imputata era costituita da urla, anche di notte in grado di disturbare il riposo e le occupazioni delle persone.

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