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INFILTRAZIONI D’ACQUA IN CONDOMINIO – SECONDA PARTE

martedì 22 Gennaio , 2019

La responsabilità di cui all’art. 2051 codice civile, è una responsabilità oggettiva, nonostante sia prevista una prova liberatoria: caso fortuito o forza maggiore idoneo ad escludere il nesso causale.

Il riferimento al caso fortuito o alla forza maggiore, si ammette solo se il fattore causale estraneo al soggetto danneggiante abbia un’efficacia di tale intensità da interrompere il nesso eziologico tra la cosa e l’evento lesivo, così che possa essere considerato una causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento.

Fermo restando che, ai sensi dell’art. 2051, la giurisprudenza ha stabilito che la responsabilità del custode della cosa sussiste in relazione ai danni dipendenti dal dinamismo intrinseco della stessa per la sua conformazione o struttura, evidentemente non considerata o prevista in modo adeguato con persistente piena operatività di obblighi e responsabilità del custode.

L’origine delle infiltrazioni

E’ necessario innanzitutto verificare l’origine dell’infiltrazione, e chi sarà tenuto al risarcimento del danno: il condominio nella sua interezza o il singolo condomino.

L’art. 1117 codice civile, stabilisce che sono di proprietà comune tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune, indicando un elenco di elementi considerati tali.

Si tratta di una elencazione non esaustiva, in considerazione del fatto che alcuni beni, pur non espressamente previsti, possono senza dubbio risultare comuni per caratteristiche funzionali e strutturali.

Le parti comuni

L’elenco previsto dall’art. 1117 è solo esemplificativo e non tassativo, dei beni che si presumono comuni poiché sono tali anche quelli aventi un‘oggettiva e concreta destinazione al servizio comune, salvo che risulti diversamente dal titolo, mentre, al contrario, tale presunzione non opera con riguardo a beni che, per le proprie caratteristiche strutturali, devono ritenersi destinati oggettivamente al servizio esclusivo di una o più unità immobiliari (Cassazione sentenza n. 1680 del 2015).

Per stabilire se un bene sia comune ad ogni singolo proprietario, è necessario fare riferimento al dato strutturale rispetto all’edificio, e quindi al rapporto di dipendenza con il complesso immobiliare, oltre che all’attitudine funzionale (anche potenziale) dello stesso, e ciò a prescindere dall’utilità particolare che può trarre dallo stesso il singolo condomino.

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