condominio

Mobbing in condominio – Prima Parte

sabato 2 Febbraio , 2019

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 25872 del 2018, ha stabilito che chi subisce mobbing dal condominio, in qualità di datore di lavoro, ha l’onere di darne prova.

La Suprema Corte si pronunciava in merito al ricorso di un portiere a cui in primo grado e in appello venne negato il risarcimento richiesto, per aver subito condotte, a suo dire, mobbizzanti da parte dell’amministratore e dei condomini.

Ritenne infatti la Cassazione, che il giudice d’appello avrebbe vagliato attentamente tutto il materiale probatorio, dal quale non sarebbero emersi elementi tali da configurare una condotta mobbizzante, che giustificasse una richiesta risarcitoria per danno biologico, morale ed esistenziale.

La fattispecie

Il portiere conveniva in giudizio un condominio, quale datore di lavoro, avanti al tribunale, sostenendo di aver lavorato presso lo stesso come portiere con alloggio, dal 1993 al 2008. Dichiarava di aver subito un comportamento persecutorio da parte dell’amministratore e di alcuni condomini, e di aver subito un licenziamento illegittimo. Impugnava dunque il licenziamento stesso, chiedendo la condanna del condominio – datore di lavoro al risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale.

In primo grado venne accolto parte il ricorso, e venne condannato il condominio al pagamento della differenza retributiva e del t.f.r., rigettando le domande relative alla dichiarazione della illegittimità del licenziamento e risarcimento del danno da mobbing.

In Appello venne confermata la sentenza di primo grado relativamente all’inesistenza di elementi in grado di rappresentare una condotta vessatoria del condominio, in quanto non vi era intenzionalità nel comportamento mobbizzante e per il riferimento della stessa a più datori, identificabili nei vari condomini.

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