condominio

Occupazione illegittima di bene condominiale – Prima Parte

sabato 23 Febbraio , 2019

L’art. 1117 c.c., prevede quali siano i beni di proprietà comune; si tratta di tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune: il suolo, le fondazioni, i muri maestri, i pilastri e le travi portanti, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni di ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e le facciate; le aree destinate a parcheggio nonché i locali per i servizi in comune, come la portineria, incluso l’alloggio del portiere, la lavanderia, gli stenditoi e i sottotetti destinati, per le caratteristiche strutturali e funzionali, all’uso comune; le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere destinati all’uso comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli impianti idrici e fognari, i sistemi centralizzati di distribuzione e di trasmissione per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento ed il condizionamento dell’aria, per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione ai locali di proprietà individuale dei singoli condomini, ovvero, in caso di impianti unitari, fino al punto di utenza, salvo quanto disposto dalle normative di settore in materia di reti pubbliche.

Caratteristiche funzionali dei beni

Si tratta di un elenco non esaustivo, in quanto i beni anche se non espressamente menzionati, in virtù delle proprie caratteristiche funzionali e strutturali, possono comunque risultare comuni.

La caratteristica da considerare al fine di stabilire se un bene è o meno condominiale, è quella strutturale rispetto all’edificio, pertanto, bisogna valutare il suo rapporto di dipendenza con il complesso immobiliare ovvero l’attitudine funzionale, anche potenziale, del medesimo bene, a prescindere dall’utilità particolare che può trarre dallo stesso il singolo condomino.

Occupazione dei beni comuni

La giurisprudenza di legittimità prevede che, in caso di illegittima occupazione dei beni comuni, il danno subito dal comproprietario degli stessi risulta connaturato alla cosa stessa.

Il danno deriverebbe immediatamente dalla perdita della disponibilità del bene, con tutte le conseguenze in ordine all’impossibilità di ottenere le utilità dallo stesso ricavabili.

Tale danno, risulta accertabile mediante presunzioni e la liquidazione può essere effettuata dal Giudice con riferimento al c.d. danno figurativo, come il valore locativo del bene usurpato, con conseguente possibilità di liquidazione equitativa ex art. 1226 c.c. (Corte di Cassazione, II Sez. civile, ordinanza n. 30472 del 2018).

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