condominio

Ristorante in condominio – Prima Parte

giovedì 7 Marzo , 2019

Il regolamento di condominio può vietare la destinazione delle unità immobiliari all’esercizio di attività di ristorazione; ciò per evitare immissioni, di fumo o calore, che possono ledere la salute e la tranquillità dei vari condomini.

La Cassazione con una recentissima ordinanza (n. 129 del 7 gennaio 2019), ha infatti rigettato il ricorso proposto dal titolare di un ristorante, confermando le sentenze di merito che avevano disposto l’immediata cessazione dell’attività di ristorazione, con la rimozione della relativa attrezzatura; dando importanza all’accordo tra le parti sull’inserimento, nel futuro regolamento di condominio, di una clausola che escludeva l’attività di ristorazione ad una determinata particella dell’immobile.

Non si comprende dalla sentenza se si trattava di un regolamento assembleare o contrattuale.

Le norme del regolamento

Le norme del regolamento che limitano la proprietà privata per essere valide, devono essere contenute in un regolamento condominiale di natura assembleare approvato da tutti i partecipanti al condominio ovvero in un regolamento contrattuale predisposto dall’originario e unico proprietario o dal costruttore dell’immobile.

Il regolamento deve sussistere fin dal primo acquisto, non è sufficiente il richiamo alla sua futura predisposizione: “l’obbligo dell’acquirente, previsto nel contratto di compravendita di un’unità immobiliare di un fabbricato, di rispettare il regolamento di condominio da predisporsi in futuro a cura del costruttore non può valere come approvazione di un regolamento allo stato inesistente, poiché è solo il concreto richiamo nel singolo atto d’acquisto ad un determinato regolamento che consente di considerare quest’ultimo come facente parte di tale atto” (Cassazione sentenza 5657 del 2015).

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