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Rumori in condominio – Seconda Parte

mercoledì 3 Aprile , 2019

La giurisprudenza ritiene che la valutazione finalizzata a stabilire se i rumori rientrino o meno nei limiti della norma, dovrà essere riferita alla situazione locale, globalmente considerata.

Non si potrà dunque prescindere dalla rumorosità di fondo, quindi dalla fascia rumorosa costante della zona, sulla quale vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni abnormi (c.d. criterio comparativo).

Si dovrà dunque fare riferimento al complesso di suoni, di origine varia e non identificabile, continui e caratteristici della zona sui quali si innestano di volta in volta rumori più intensi (prodotti da voci, veicoli, eccetera).

Si tratta di elementi che vanno valutati in modo obiettivo in relazione alla reattività dell’uomo medio, prescindendo da considerazioni attinenti alle singole persone interessate dalle immissioni.

Le azioni civili

Se i rumori non superano la normale tollerabilità così come descritta dovranno essere sopportati; invece, per quelli che superano detto limite, sarà possibile tutelarsi in sede civile.

Chi subisce rumori molesti potrà chiedere al giudice di inibire l’attività disturbante, ovvero ordinarne la cessazione o imporre misure adatte a ridurre la rumorosità.

Sarà possibile inoltre, ai sensi dell’art. 2043 c.c., chiedere il risarcimento di una serie di danni: il pregiudizio risarcibile, che potrebbe essere quello dovuto alla consistente perdita di valore dell’immobile, oppure dal disturbo della quiete, o ancora per eventuali danni alla salute provocati dell’esposizione prolungata ai rumori.

Sarà onere di chi intende ottenere il risarcimento dimostrare sia il superamento del limite di normale tollerabilità sia il nesso di causalità tra questo e i danni subiti a causa dell’esposizione prolungata ai rumori molesti.

Entrambe le azioni (inibitoria e risarcitoria) sono cumulabili e, quindi, potranno essere proposte congiuntamente in un unico procedimento.

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