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Figli rumorosi in condominio – Prima Parte

lunedì 13 Maggio , 2019

In caso di figli rumorosi in condominio è necessario, per una civile e serena convivenza, rispettare chi studia, lavora o riposa.

La Cassazione affronta il tema legato al rumore causata dai bambini in condominio sotto diversi aspetti, chiedendo ai genitori una maggiore responsabilità educativa, precisando in quali casi i rumori integrano reato.

Quando si ha il reato?

Il codice penale prevede all’art 659 (Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) che: “Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro. Si applica l’ammenda da centotre euro a cinquecentosedici euro a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità.

I genitori di figli rumorosi rischiano il carcere

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 12939 del 2014, ha respinto il ricorso di una mamma che non avrebbe educato i figli al rispetto degli orari in cui è possibile fare rumore. Infatti, i condomini dopo i tentativi di richiamo bonario passarono alle denunce, in quanto dall’appartamento provenivano “insopportabili rumori molesti, in orario diurno, ma soprattutto notturno, tali da pregiudicare gravemente la quiete ed il riposo delle persone presenti nell’appartamento sottostante e negli altri, facenti parte dello stesso edificio condominiale.

I rumori venivano prodotti “dall’improvviso e fragoroso abbattimento delle tapparelle, lasciate cadere con forza, da passi marcati sul pavimento, da colpi sordi, dallo sbattimento della tavoletta del w.c., dallo spostamento di mobili e suppellettili.

L’orientamento della giurisprudenza

La Cassazione sottolineava che: “quando l’attività disturbante si verifichi in un edificio condominiale, come ricorre nel caso in esame, per ravvisare la responsabilità penale del soggetto agente non è sufficiente che i rumori, tenuto conto anche dell’ora notturna o diurna di produzione e della natura delle immissioni, arrechino disturbo o siano idonei a turbare la quiete e le occupazioni dei soli abitanti l’appartamento inferiore o superiore rispetto alla fonte di propagazione, i quali, se lesi, potranno far valere le loro ragioni in sede civile, azionando i diritti derivanti dai rapporti di vicinato, ma deve ricorrere una situazione fattuale diversa di oggettiva e concreta idoneità dei rumori ad arrecare disturbo alla totalità o ad un gran numero di occupanti del medesimo edificio, oppure a quelli degli stabili prossimi, insomma ad una quantità considerevole di soggetti.”

In questo caso la madre venne condannata alla pena dell’ammenda, anche se l’art. 659 c.p. prevede altresì la misura dell’arresto fino a tre mesi, da scontare in uno degli istituti a ciò destinati.

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