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FIGLI RUMOROSI IN CONDOMINIO – ULTIMA PARTE

martedì 14 Maggio , 2019

La Cassazione con la sentenza n. 4462 del 2019, in tema di rumori in condominio stabiliva che “Ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui all’art. 659 cod. pen., va rammentato che, secondo un pacifico principio di diritto, non sono necessarie né la vastità dell’area interessata dalle emissioni sonore, né il disturbo di un numero rilevante di persone, essendo sufficiente che i rumori siano idonei ad arrecare disturbo ad un gruppo indeterminato di persone, anche se raccolte in un ambito ristretto, come un condominio. Orbene, l’effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete.”

Tagliare il pallone ai bambini rumorosi non è reato

Il rumore dei bambini può quindi recare disturbo alle persone, soprattutto nei momenti della giornata destinati al riposo o al lavoro. La Cassazione con la sentenza n. 1786 del 2017, si esprimeva sul ricorso di un imputato, condannato per il reato di violenza privata. L’ azione incriminata del ricorrente, consisteva in minacce, aggressioni, ingiurie e il taglio di diversi palloni da gioco, al fine di far rispettare il regolamento condominiale, che prevedeva il divieto di giocare a pallone in determinati orari della giornata.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte accolse il ricorso, ritenendo insussistente il reato di violenza privata poiché: “È noto che l’oggetto di tutela del reato in questione è dato dalla libertà individuale, intesa come possibilità di determinarsi spontaneamente, secondo motivi propri. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, infatti, l’obiettività giuridica del delitto di violenza privata consiste nella tutela della libertà individuale come libertà di autodeterminazione e di azione; perché attinga la soglia del penalmente rilevante, però, la violenza o la minaccia deve determinare una perdita o riduzione sensibile, da parte del soggetto passivo, della capacità di determinarsi ed agire secondo la propria volontà. Non ogni forma di violenza o minaccia, quindi, riconduce alla fattispecie dell’art. 610 cod. pen., ma solo quella idonea – in base alla circostanze concrete – a limitare la libertà di movimento della vittima o influenzare significativamente il processo di formazione della volontà, incidendo su interessi sensibili del coartato. A tanto conduce sia il principio di offensività, sia l’esigenza di confinare nel “giuridicamente indifferente” i comportamenti costituenti violazioni di regole deontologiche, etiche o sociali, inidonei – pur tuttavia – a rappresentare un reale elemento di turbamento per il soggetto passivo.”

La Cassazione escluse il reato in quanto ha compreso l’esasperazione dell’imputato di fronte ai bambini che, indifferenti ai rimproveri per far rispettare le regole condominiali, tornavano regolarmente a giocare e a fare rumore, senza comprendere che la buona educazione avrebbe dovuto portare i genitori di questi bambini ad insegnare loro che avrebbero potuto divertirsi in un orario più consono e rispettoso di tutti.

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