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Condominio minimo – Prima Parte

mercoledì 15 Maggio , 2019

La riforma del condominio (L. 220/2012), ha introdotto alcune misure che riguardano gli edifici con pochi appartamenti e pochi proprietari, il c.d. piccolo condominio o condominio minimo.

Si tratta di innovazioni che servono a disciplinare una realtà specifica che ha bisogno di regole e norme che si adattano al contesto.

Definizione            

Il condominio è “minimo” se composto da due soli proprietari/condomini (requisito “minimo”), ovvero la comunione sulle parti e beni che restano comuni in quanto al servizio delle unità immobiliari private.

Normalmente la disciplina del condominio minimo viene applicata anche al “piccolo condominio”, ovvero a quell’edificio composto da un numero non superiore a otto condomini, soglia oltre la quale diviene obbligatorio nominare un amministratore.

Ciò è sancito dal codice civile all’articolo 1129, quindi se i condomini sono 9 o più, è  indispensabile la nomina di un amministratore, che dovrà essere effettuata dall’assemblea o, qualora questa non vi provveda, dall’autorità giudiziaria. Sotto tale soglia (8 proprietari o meno), la nomina dell’amministratore non è obbligatoria, ma solo facoltativa.

Costituzione del condominio minimo

La nascita del condominio avviene automaticamente, senza che sia necessaria alcuna deliberazione, nel momento in cui più soggetti costruiscano su un suolo comune ovvero quando l’unico proprietario di un edificio ne ceda a terzi piani o porzioni di piano in proprietà esclusiva, realizzando l’oggettiva condizione del frazionamento.

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