condominio

Immobili in comproprietà

lunedì 20 Maggio , 2019

Se si gestisce un immobile costituito da più appartamenti in comproprietà (per esempio: un immobile derivante da un’eredità del quale sono titolari più fratelli; o quello in comproprietà tra due genitori conviventi non sposati, i quali acquistano un immobile per destinarlo ad abitazione familiare, ecc.), ci si può domandare se l’amministratore sia o meno obbligato a convocare tutti i comproprietari all’assemblea condominiale oppure se sia sufficiente convocarne uno solo.

La previsione legislativa

L’art. 1936 del codice civile prevede che tutti gli aventi diritto devono essere regolarmente avvisati dell’assemblea condominiale, altrimenti le deliberazioni saranno irregolari.

Sulla base di questa enunciazione, in caso di comproprietà è necessario convocare tutti i soggetti interessati, affinché possa validamente riunirsi e decidere.

Lo stesso criterio è stato confermato dalla giurisprudenza (Tribunale di Grosseto sentenza  n. 565 del 2018), la quale precisa che tutti i comproprietari devono essere convocati alla riunione in modo che questi possano nominare il loro rappresentante; infatti la legge dispone che all’assemblea non partecipino tutti i contitolari, ma soltanto il loro rappresentante, investito dello specifico potere.

Sarà dunque necessario convocare tutti i comproprietari attraverso specifico avviso, così da escludere possibili contestazioni.

Mancata convocazione di tutti i comproprietari

Se la convocazione non è rivolta a tutti i comproprietari, il verbale d’assemblea è annullabile in quanto la riunione risulta irregolare, perché viziata dalla mancata convocazione di tutti i contitolari dell’immobile.

Per impugnare il verbale, il comproprietario non convocato ha tempo 30 giorni dalla notifica dello stesso.

© condominio.it – tutti i diritti riservati

Condividi su:

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

Lascia un commento