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Telecamere puntate sulla strada – Seconda Parte

martedì 9 Luglio , 2019

La Corte di Cassazione non ritiene che la condotta integri il reato di violenza privata; precisamente la fattispecie criminosa ha carattere generico e sussidiario rispetto ad altre figure in cui la violenza alle persone è elemento costitutivo del reato, ed reprime genericamente fatti di coercizione non espressamente considerati da altre norme di legge.

L’elemento della violenza è rappresentato da qualsiasi mezzo idoneo a comprimere la libertà di autodeterminazione e di azione della persona offesa o che si risolve nella coartazione della libertà fisica o psichica del soggetto che viene così indotto, contro la sua volontà, a fare, tollerare od omettere qualche cosa, indipendentemente dall’esercizio su di lui di un vero e proprio costringimento fisico.

Dunque nella norma incriminatrice non possono essere fatti rientrare tutti i comportamenti condizionati da una condotta altrui, ma solo quelli che siano concretamente offensivi del bene giuridico protetto, la libertà di autodeterminazione del soggetto.

Riprendere il pubblico in transito

La condotta contestata riguarda il condizionamento esercitato su alcune persone attraverso l’istallazione e l’utilizzo di immagini tratte dai filmati registrati dalle telecamere.

La sentenza dice che l’installazione di sistemi di videosorveglianza con riprese del pubblico transito non costituisce in sé un’attività illecita, né lo sono le concrete modalità di attuazione della condotta descritta in imputazione.

Lo stesso vale per il cambiamento di abitudini che si sarebbe registrato da parte di alcuni abitanti, in quanto trattasi di condizionamenti minimi, tali da non potersi considerare espressivi di una significativa costrizione della libertà di autodeterminazione.

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