condominio

Studio medico in condominio – Prima Parte

giovedì 25 Luglio , 2019

Se un professionista ha adibito una stanza della propria casa in condominio, a studio medico non è detto che abbia per forza violato il regolamento condominiale che consente soltanto l’uso residenziale abitativo.

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18082 del 2019 ha stabilito che il contratto va interpretato in relazione ai principi elaborati dalla legge e dalla giurisprudenza, quindi andrà verificato se nell’uso residenziale abitativo siano ricompresi usi promiscui, compatibili con la funzione dell’abitare, e se l’attività debba ritenersi vietata anche alla luce degli altri divieti espressamente indicati nel regolamento.

La fattispecie

I condomini, chiamavano in giudizio il professionista ritenendo che lo studio in casa violasse la clausola del regolamento di condominio che consente “soltanto l’uso residenziale abitativo” vietando, quindi, “a titolo esemplificativo … le attività commerciali, le esalazioni nocive, le immissioni di fumi, gas, scarichi rumori …“.

In primo grado l’istanza veniva respinta e veniva accolta invece dalla Corte d’Appello che riteneva effettivamente violato il regolamento: per i giudici non rilevava la circostanza che la destinazione diversa da quella abitativa fosse stata solo parziale, attesa la natura assoluta del divieto contenuto nel regolamento e il carattere meramente esemplificativo delle attività vietate.

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