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Studio medico in condominio – Seconda Parte

venerdì 26 Luglio , 2019

Secondo la Corte di Cassazione il ricorso del professionista doveva essere accolto, in quanto nell’utilizzo dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. c.c. e nell’applicare l’art. 1138 c.c., la Corte d’Appello era caduta in errore.

Così operando la sentenza impugnata era stata pronunciata in contrasto con i principi giurisprudenziali elaborati dalla Cassazione circa l’ambito applicativo del regolamento condominiale ex art. 1138 c.c.. e di uso dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 ss. c.c. in materia di clausole di regolamento di divieto di destinazione delle unità immobiliare a determinati usi.

Concludendo

La Cassazione richiamava inoltre la sentenza n. 19229 del 2014, in materia di criteri ermeneutici generali, la sentenza n. 21307 del 2016, sul doversi rifuggire da interpretazioni estensive, e la sentenza n. 9564 del 1997 inerente l’esigenza di incontrovertibilità delle disposizioni di divieto.

La Cassazione accolse il ricorso e stabiliva che il giudice del rinvio, in sede di riesame, dovesse ampliare la propria opera interpretativa della nozione di “uso residenziale abitativo”, valutando in particolare se in esso siano ricompresi usi promiscui compatibili con la funzione dell’abitare e se, stante l’elencazione delle attività espressamente vietate, seriamente invasive rispetto alle esigenze abitative degli altri compartecipi sia da ritenersi proscritta quella in esame.

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