Leggi e normative

IL GARANTE DELLA PRIVACY E LA PRIVACY NELLA GESTIONE CONDOMINIALE

lunedì 2 Dicembre , 2019

La privacy nei rapporti con l’amministratore e l’assemblea condominiale in un procedimento di revoca

La privacy è un diritto inviolabile di ogni cittadino e per fortuna esistono norme di riferimenti nazionali ed europee ormai sempre più chiare.

Anche il condominio, nei rapporti quindi con le necessità della sua gestione è soggetto alla privacy e quindi il Garante della Privacy ha dato qui uno specifico contributo con un vademecum.

Il vademecum è stato realizzato prima dell’applicazione del Regolamento UE 679/2016, avvenuta in data 25 maggio 2018, circostanza di cui occorre tener conto nella consultazione, ma è sufficientemente conciso e chiaro e lo si trova pubblicato in Internet.

In questo breve intervento vorrei però rivolgermi agli amministratori di condominio, trattando un tema che difficilmente si ritrova espressamente citato e al quale quindi si deve cercare di dare una risposta attraverso il riferimento alle norme generiche, anche se precise.

Il tema che desidero riprendere ora è il diritto alla privacy di un amministratore nel contesto di un rapporto di mandato in crisi e di fronte all’azione di revoca del suo mandato con richiesta di un’assemblea specifica.

I rapporti   i condòmini e l’amministratore, da sempre, sono tra quelli più burrascosi.

La revoca dell’amministratore, chi svolge quest’attività lo sa bene, è circostanza che sempre praticabile dall’assemblea e a determinate circostanza dai condòmini singolarmente considerati.

Perché si arriva a tutto questo?

Perché revocare l’amministratore è una valutazione che ricorre spesso nei pensieri dei condòmini.

Il tutto ruota attorno alla fiducia: laddove non riesce a crearsi un buon rapporto fondato sulla stima, il rischio è sempre lo stesso: da un lato i condomini che “guardano in cagnesco” l’amministratore, quasi che questo fosse lì per raggirarli, dall’altro il mandatario che agisce senza la dovuta tranquillità e decisione avendo il timore d’essere oggetto di ripicche dei suoi mandanti.

Il rapporto che sorge tra le parti è unanimemente considerato rapporto intuito personae, locuzione latina che letteralmente significa avuto riguardo alla persona; scelgo l’amministratore perché lo ritengo la persona più adatta cui demandare gestione delle parti comuni dell’edificio.

Avviene così che uno o più condomini cerchino la via per “cambiare” amministratore e si ricorra a ricercare un sostituto di nuovo di fiducia e lo si contatta, chiedendo aiuto sul come procedere.

Normalmente un altro amministratore professionista al quale questi condomini si rivolgessero, secondo i principi dell’etica professionale, può fornire indicazioni sulle norme di riferimento e le procedure o i requisiti necessari per una richiesta specifica di convocazione di un’assemblea che abbia al punto dell’ordine del giorno la così detta “richiesta e delibera di revoca dell’amministratore in carica”.

In genere, salvo chiare motivazioni che il legislatore ha inserito nelle così dette motivazione per “GIUSTA CAUSA”, motivazioni precise, elencate e gravi, si è spesso di fronte ad una spaccatura in condominio per motivi meno gravi o presunti tali, laddove più condomini, alla ricerca di una maggioranza nella assemblea convocata, strategicamente si coalizzano e costruiscono un “tentativo” di cambiamento.

In questo spesso appunto si appoggiano o cercano appoggio ad “esperti” esterni.

Se io vengo interpellato in simili situazioni, capisco che vi è una “campana” che suona in un certo modo, ma so anche  che devo stare particolarmente attento a non superare i limiti della etica professionale, accedendo ad informazioni che di parte mi vengono fornite, motivazioni sulla sfiducia, o tantomeno di non lasciarmi coinvolgere, senza mandato, a rappresentare in assemblea, come consulente esterno, senza delega, i condomini coinvolti in questa azione di revoca da loro istruita ed avviata.

La delega di un condomino alla presenza a suo posto in un’assemblea è possibile, perché il delegato in sostanza diventa sostanzialmente la “voce” del condominio.

Diverso è il ruolo del consulente di “appoggio”, che si presentasse in assemblea, di fronte alle discussioni sulla revoca dell’amministratore.

Ciò vale in generale anche se alcuni condomini chiedono la partecipazione in assistenza di un legale o di un tecnico.

La presenza di un tecnico va richiesta e deve essere autorizzata dall’assemblea, ma è riferita ad un’assistenza ad uno specifico punto dell’ordine del giorno, appunto “tecnico” e solo a quello.

Laddove però si giudica l’operato dell’amministratore, senza motivi di Giusta causa, ma in riferimento alla fiducia venuta meno, a situazioni di rapporti incrinati, la discussione in assemblea con il proprio amministratore, se avviene, assume un carattere accusatorio di alcuni condomini e di giusto diritto di replica dell’amministratore.

Se però l’amministratore non accetta e non autorizza la presenza di terzi, anche una votazione in maggioranza in assemblea non può che essere considerata che lesiva e quindi una violazione del diritto di privacy e può chiedere l’annotazione di questo suo disappunto o della situazione sul verbale dell’assemblea.

Il Presidente dell’assemblea diventa qui il riferimento, nel suo ruolo difficile assunto, della tutela dei diritti anche dell’amministratore.

Il ricorso al Garante può essere un atto conseguente, ma il garante, chi riterrà responsabile di una eventuale violazione? A chi si riferirà nelle sue comunicazioni?

All’amministratore in carica, ma a mio avviso anche all’unico rappresentante della regolarità dell’assemblea nel momento in cui l’amministratore è parte in causa tra condomini ed in sua difesa.

Purtroppo, qui il ruolo del Presidente dell’assemblea diventa di grande responsabilità.

Questo è un tema delicato!

Dott. Alberto Berger – l’esperto del Condominio

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