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“L’integrazione” ed “innovazione” condominiale e domestica

lunedì 9 Dicembre , 2019

a cura del dott. Alberto Berger

Un’importante premessa : “La progettazione integrata”

La costruzione di un edifico, richiede per il committente decisioni importanti in tempi relativamente brevi, laddove si intersecano e sovrappongono spesso tematiche tecniche specialistiche complesse, che devono considerare le  aspettative di vivibilità, di razionalità organizzativa, di estetica e non in ultimo di sicurezza, come definito dalle norme in vigore.

Oggi sempre più si aggiungono poi valutazioni legate al risparmio energetico o alla produzione di utilità futura, che possono rendere  necessaria una valutazione di investimenti con un’ottica nuova, del ritorno non solo economico, ma di partecipazione consapevole ad un’utilità sociale di tutela delle risorse naturali o del benessere.

Si diffondono sempre più nuove filosofie nell’architettura degli interni, nuove modalità di distribuzione degli spazi in relazione alla vivibilità, come proposte per esempio del feng shui, non solo tra le mura domestiche, ma di un benessere anche nel mondo del lavoro, laddove si vive per la gran parte della giornata.

In ultimo i momenti di maggiore crisi economica e finanziaria, di fronte alle ristrettezze dei mezzi messi a disposizione dal sistema bancario, ma anche ai minori contributi pubblici, il rapporto tra costi e benefici o il rapporto tra qualità e prezzo, diventano fondamentali.

Si mescolano quindi diverse sensibilità e professionalità, dall’architetto, all’arredatore, al tecnico progettista delle luci, al tecnico del riscaldamento/condizionamento e non ultimo anche del patrimonio umano rappresentato dall’insieme di chi “abiterà” la nuova realtà in progettazione.

Spesso in questo processo progettuale, il committente, si sente spaesato ed i singoli tecnici/progettisti guardano alla propria proposta, ma nessuno sente il progetto nella sua integrazione e porta su di se la responsabilità dell’integrazione tra le diverse discipline e del risultato integrato del progetto.

L’integratore di progetto è colui che porta su di se una visione di supporto per il coordinamento progettuale e funge da interfaccia di analisi delle esigenze ed aspettative del cliente, con i tecnici/progettisti coinvolti.

L’integratore di progetto è in grado, per conoscenze specifiche nel coordinamento e nella supervisione, di raggiungere un’efficienza di progetto anche nell’ottimizzazione dei costi, intervenendo anche direttamente nella proposizione di soluzioni, laddove esse agevolano l’integrazione, riducendo quindi in effetti anche i costi nel rapporto efficienza/qualità/prezzo delle soluzioni.

L’integratore di progetto utilizza strumenti moderni, come la domotica, ma conosce anche soluzioni moderne nell’illuminazione, nelle scienze termotecniche e domotiche e fornisce quindi un metodo di analisi ed un metodo per la stesura di capitolati per la raccolta di preventivi.

L’integratore di progetto assume poi spesso anche la direzione dei lavori e la verifica degli stessi, garantendo quindi il raggiungimento anche della qualità nel tempo prefissato.

Ciò si ottiene specialmente con la pianificazione di tutte le fasi del progetto, senza lasciare nulla all’indefinito o al caso “in corso d’opera”.

Questa filosofia dell’”integrazione” è penetrata nel dettaglio anche nella direzione dei lavori e nel coordinamento di questa integrazione.

Spesso, quando si parla di “innovazione” nell’architettura moderna, si affrontano  tantissimi temi importanti, che si legano al risparmio energetico, ai materiali innovativi e più naturali che rispettano l’ambiente, al microclima ed al benessere dell’abitare, ma ci si concentrata a mio avviso su nuove costruzioni o su risanamento di vecchie, guardando alla costruzione nel suo insieme in una giustificazione a se stante di tecnologie ed interventi moderni applicati, ma non si sottolinea forse con particolare enfasi che poi la costruzione “vive”, per la presenza di persone, che forse ancora non si sincronizzano del tutto, se non guidati, con i principi di una costruzione attenta e moderna, rispettosa della natura.

Spesso quindi si vedono luci accese laddove non serve, finestre aperte, tende da sole o oscuranti, condizionamento e riscaldamento, utilizzati a piacimento, anche con una certa contraddizione, rispetto alle potenzialità previste dai moderni architetti.

Spesso non si parla ancora di DOMOTICA e quindi alla base di SENSORISTICA e possibili SCENARI “DINAMICI” INTEGRATI.

Non si parla inoltre di una progettazione nativa di impianti elettrici e di illuminazione, ma anche di termoregolazione e quindi di condizionamento/riscaldamento/raffrescamento, che si basino su un’“INTERGRAZIONE” tra loro, non con soluzioni proprietarie, ma con soluzioni ormai standard, come il mondo KONNEX e prima EIB.

Una soluzione progettata con l’ottica dell’integrazione domotica, permette di risparmiare un 30%-40% di cavi e canalizzazioni, prevede una distribuzione molto meno invasiva ( vedi ristrutturazioni di immobili storici/musei, ecc. ), evita doppioni inutili ( vedi sensori allarme, sensori finestre per condizionamento, videosorveglianza/allarme, ecc. ) e recepisce anche in scenari di intervento, regole per il “benessere”, “il risparmio energetico”, “la salute”, consigliando e guidando quindi gli occupanti di un immobile ad un ragionamento ed armonizzazione, lasciando comunque la possibilità di intervenire MODIFICANDO le proposte, reagendo di conseguenza nell’equilibrare o riequilibrare ciò che è correlato a tali scelte.

La difficoltà che si affronta in questi progetti integrati è appunto la “progettazione integrata”, perché coinvolge diverse professionalità e poi fornitori, che spesso non sono ancora abituati all’interfaccia di integrazione, che sentono come limitanti la propria creatività e quindi proposta e installazione.

E’ però fondamentale riuscire ad impostare fin dall’inizio una regia dell’integrazione, con una figura specifica, il “garante dell’integrazione”.

E’ fondamentale quindi trovare adesione di tutte le componenti di un progetto a questa integrazione, perché la domotica diventa quindi quel “collante” armonioso di un bel progetto, ricco di “innovazione” su tutti i fronti, che se ben armonizzato acquisisce una grande sinergia, perché “pulsa” insieme con la vita interna degli ambienti e con le persone che ci vivono ed operano.

Spesso infatti si sostiene che la domotica è cara.  Vorremo sfatare questa convinzione, perché al di là degli effetti di risparmio energetico che poi introduce anche solo nell’investimento iniziale, se è possibile una progettazione mirata ed integrata, si risparmia fin dall’inizio.

Le ristrutturazioni di ambienti preesistenti

L’integrazione progettuale ha una sua particolare valenza ancor più se si interviene in ristrutturazione di ambienti o immobili preesistenti, dove si deve cercare di correggere uno status, non troppo attento forse alle aspettative di un risparmio energetico, ad un isolamento termico, ma anche ad una corretta illuminazione ed una vivibilità secondo esigenze di vita più attuali e moderne.

La presenza di vincoli non sempre eliminabili, ma anche la necessità di un contenimento di spesa, richiedono un ingegno particolare e di uscire dalle tecniche tradizionali costruttive, per ritrovare spesso in nuove materiali ( vedi pareti integrate in legno, pareti in carton gesso, cassonetti ed infissi, tubazioni flessibili e materiali nuovi, ecc. ) e nuove modalità di posa in opera, soluzioni evolute ed integrate.

Qui ancor più l’integrazione di progetto e l’uso di materiali innovativi trovano la loro indispensabile collocazione.

Le “tecnologie” impiegate nell’impiantistica

La tecnologia ha portato a rivoluzionare le modalità di lavoro e l’impiego di materiali nel mondo delle costruzioni edili e nell’impiantistica ed hanno reso possibili anche nuove  armonizzazioni architettoniche e l’utilizzo di spazi.

Si pensi ad esempio la necessità di realizzare bagni in posizioni di edifici storici non dotati di colonne di scarico e si pensi quindi all’utilizzo di trituratori o di tubazioni flessibili crimpate e guaine di isolazione.

La tecnologia però e qui mi riferisco in particolar modo alla domotica, purtroppo ancora non molto diffusa, ha reso possibile un salto generazionale simile a quello sperimentato nel mondo degli autoveicoli, laddove la rivoluzione tecnologica ha portato il “vecchio elettrauto” a morire, rivoluzione che toccherà presto, anche il mondo dei carrozzieri, per l’utilizzo di componenti pretrattati e tecniche di assemblaggio dai costi minori del “battere lamiera” e “verniciare” tradizionali.

La domotica presenta peculiarità importanti nella metodologia della progettazione e distribuzione verticale ed orizzontale di cablaggi elettrici, che impattano quindi nell’impiego di percorsi, quindi di tubazioni e scatole di derivazione di impianti tradizionali, semplificando il tutto notevolmente, ma rendendo anche il tutto molto flessibile per “estensioni” di progetto prevedibili in futuro.

La domotica rende possibile l’impiego di una “sensoristica” utile, per semplificare la “reazione” e quindi la vivibilità degli ambienti, in relazioni al mutamento delle situazioni nel tempo e nelle stagioni, ma anche dell’occupazione e di necessità e mobilità di chi vive i locali.

La tecnologia wireless

Altra tecnologia importante, integrata con la domotica, è quella relativa alla termoregolazione individuale ed alla ripartizione dei consumi, laddove, anche con impianti tradizionali e quindi con centrali termiche centralizzate, è possibile, mediante  valvole termostatiche “motorizzate” ( una piccola batteria garantisce 12 anni di funzionalità ) e trasmissioni wireless ( senza cavi e via radio ), definire per ogni ambiente, in ogni ora del giorno, mediante un cronotermostato, il livello di riscaldamento desiderato.

Tutto ciò quindi senza la necessità di nuovi cablaggi, rendendo possibile un risparmio energetico importante, ipotizzabile del 30-40%.

Sempre mediante l’impiego di nuove tecnologie “wireless” e quindi di ripartitori di consumi applicati ai caloriferi, è possibile non solo ripartire a fine anno i consumi termici, come previsto dalle nuove disposizioni in vigore, ma rilevare periodicamente i consumi, per comprendere al meglio e quindi rendere più virtuoso il consumo individuale, con attenzione al riscaldamento nei locali, nelle ore del loro utilizzo abituale.

Il rendere consapevole l’utente e quindi attento al risparmio energetico, dovrebbe a nostro avviso essere la preoccupazione prevalente degli amministratori pubblici, per un contenimento energetico e per la riduzione delle emissioni nocive nell’ambiente.

La telematica

Anche la telematica è ormai entrata prepotentemente nelle nostre abitazioni domestiche, ma qui la consapevolezza ed il rigore tecnologico, sono demandati normalmente ad una capacità individuale quasi hobbistica.

Si pensi ad esempio quante abitazioni in condominio sono dotate di accessibilità Internet con router wireless, configurati alla meno peggio, spesso nemmeno troppo protetti, sia dall’esterno, sia per l’accessibilità dai PC verso il mondo esterno Internet o dei vari social network e qui si apre anche il tema relativo all’attenzione verso i minori, alla capacità dei genitori di “supervisionare” un utilizzo educativo, sia per tempi, che per informazioni di questi strumenti moderni.

Il telecontrollo

La telematica presente in un’abitazione, ma ancor più centralmente in un condominio, potrebbe portare anche all’utilizzo di sistemi di telecontrollo e rendere quindi possibile, dall’esterno, quindi da remoto, controllare le funzionalità di impianti, quindi ad esempio i consumi, impostare scenari di utilizzo, o ancora rilevare dati su regolare funzionamento  ( vedi limiti di orari giornalieri, emissioni inquinanti ecc. ).

Qui domotica e telematica lavorano a stretta integrazione ed insieme.

La protezione ambientale

Nel capitolo del telecontrollo entra in gioco anche la protezione ambientale, quindi eventuale presenza di sistemi di allarme e quindi anche di telecamere di videosorveglianza, ma ancor più importante sarebbe a mio avviso di monitoraggio di situazioni critiche per anziani o per portatori di disabilità.

Non occorre essere qui pessimisti, né allarmisti, ma realisti, nel pensare che semplici sensori ed applicazioni specifiche, delle quali parleremo qui di seguito, possono avere dei riflessi positivi sociali enormi, non solo per anziani o disabili, ma anche per bambini, giovani, animali, ecc.

La fonia VOIP (voce su protocollo di comunicazione Internet)

La fonia su IP, il così detto VOIP, è ormai diffusissima in realtà di ufficio, ma non nel privato.

Eppure è oggi così semplice, come avviene già per il telelavoro, attraverso la linea di comunicazione Internet attiva nelle nostre abitazioni domestiche, collegare all’azienda un telefono, così detto “interno”.

Ma altrettanto semplice, considerando anche la facilità di rilevare i consumi individuali ( le chiamate da un numero interno ), è l’utilizzo della tecnologia VOIP in ambiente privato o condominiale.

Il condominio “virtuale”

Occorre ovviamente la presenza di una linea Internet “condominiale” e per questo passo si arriva al “condominio virtuale”, con una sola linea telematica Internet, che distribuisce tutti i servizi di accessibilità telematica sopra descritti.

Il costo globale condominiale non sarebbe certamente mai e forse sarebbe molto lontano dalla somma dei singoli costi individuali per ogni appartamento, di linee telefoniche e quindi di connettività Internet, ma in un’integrazione domotica ed applicativa di un condominio virtuale, tutto quanto sopra descritto ed ancora di più sarebbe possibile.

Così quindi il controllo di tutti gli impianti, termico, ascensore, accessibilità in orari diversi ( porte o serrande, barre automatiche ), illuminazione, rilievi sull’efficienza e normalità di utilizzo, allarmi, telecontrollo ed impostazione di scenari, ecc.

Gli scenari domotici

Nel capitolo della sensoristica domotica, può rientrare ad esempio l’installazione di una centralina metereologica GPS condominiale, che permette di rilevare la posizione del sole, le temperature esterne, il vento e quindi di definire e gestire diversi scenari per quanto attiene ad eventuali tende sole o oscuranti, ma anche correttivi rispetto ad impostazioni di temperature negli ambienti orientati a posizioni di irraggiamento solare nelle ore del giorno.

Gli scenari domotici in generale, sono influenzati anche da caratteristiche stagionali climatiche, ma anche da eventi termici o climatici non programmabili, rispetto ai quali è necessario intervenire, come ad esempio vento improvviso ( alzare tutte le tende sole ) , turbolenze e piogge trasversali ( abbassare le tapparelle ), ecc.

La localizzazione in un edificio

Se ci soffermiamo ad analizzare, scopriamo che è normalmente semplice capire se un abitazione o  un’unità immobiliare è al momento abitata. Lo si rileva anche dal consumo all’istante della corrente ma ciò può non essere del tutto indicativo, può dipendere comunque da quali apparecchiature sono accese al momento, ma un’analisi nell’arco di un tempo di un paio di ore, nella presunzione che un ciclo di lavaggio di una lavastoviglie o di una lavatrice non duri più di tanto, rivela con maggiore certezza la “vita” all’interno dei locali.

Ma al di là di una rilevazione prettamente teorica o statistica, spesso occorrerebbe qualcosa di più.

La domotica, nelle applicazioni per l’ufficio o industriale, vede in maniera abbastanza abituale l’impiego di sensori di presenza nei locali, con la possibilità di impostare un’accensione di luci al di sotto di una soglia minima di lux, quindi tipicamente al calare del sole.

Se ci spingiamo oltre nell’analisi, ci rendiamo conto che spesso tali sensori sono presenti anche solo per gli impianti di allarme, così come forse anche per le tende da sole o gli oscuranti.

Queste tecnologie sono quindi abbastanza abituali e conosciute, ma concettualmente isolate nell’ambio della specifica applicazione.

Si capisce quindi come invece l’integrazione progettuale, che si sia posta degli obiettivi chiari e “completi”, possa prevedere anche la possibilità di rilevare la presenza di persone e la loro mobilità nei vari ambienti di un immobile o meglio ancora una “staticità” abnorme, se l’immobile è abituato da un anziano, con le sue abitudini di spostamento.

Una caduta, un malessere, che immobilizzano nel tempo una persona che vive sola, potrebbe essere certamente rilevabile.

Ma ancor di più, ovviamente sarebbe possibile tracciare i movimenti tra un locale all’altro e quindi le normali abitudini in specifici orari di giornata, per cogliere così situazioni “impreviste”.

Qui ci viene però oggi incontro, oltre alla domotica, anche la telematica, quando le due tecnologie comunicano e rendono possibile quindi un certo monitoraggio di situazioni da un browser Internet.

Con ciò mi riferisco a “valori” rilevati nel tempo, quindi anche a movimenti resi graficamente visibili, sotto forma di percorsi tracciati o di grafici di diverso tipo.

Se aggiungiamo ancora la tecnologia delle comunicazioni audio video/multimediali, anche il solo ascolto di rumori o voci, all’interno di soglie così dette “normali”, fino a spingersi all’utilizzo di piccole telecamere e sistemi viva voce, può essere un solo esercizio di integrazione tecnologica.

E lo sanno bene i nostri figli, che sui loro PC o cellulari smartphone utilizzano ormai abitualmente la fotocamera o la telecamera o comunicazioni diverse, via Skype o strumenti simili.

Qui i costi sono crollati ed è spesso solamente un corretto esercizio di integrazione di tecnologie diverse, ad offrire potentissime utilità, in altrettanto potenti soluzioni a basso costo marginale.

Parlo di costi marginali, perché costruisco applicazione su applicazione, a minimi costi aggiuntivi, se e solo se ho pensato ad un’infrastruttura di base integrabile e ciò fin dall’inizio.

Si devono qui evitare sovrapposizioni parallele di tecnologie simili, perché il risultato sarebbe un mix di diversi ambienti tecnici, scarsamente integrati e quindi di difficile diagnosi operativa e armonizzazione integrata.

La localizzazione della persone, in situazioni di criticità, può essere un evento che si innesca al verificarsi di alcuni fatti “soglia” scatenanti, come un movimento brusco di una caduta.

Qui vengono d’aiuto ancora altre tecnologie, quali braccialetti o pendaglio con sensori G-shock ( i parametro G misura la forza di gravità e quindi movimenti che subiscono accelerazioni brusche di più di un G).

Il verificarsi quindi di un evento critico, anche solo il pigiare un pulsante su un braccialetto o un pendaglio al collo, o una caduta, o un’immobilità prolungata, possono scatenare l’utilizzo congiunto di tutte queste tecnologie, concentrate sull’evento critico stesso.

Se poi pensiamo di aggiungere ancora funzionalità e tecnologie GPS e comunicazione cellulare ed SMS, allora allaghiamo questa integrazione di tecnologie per anche oltre l’orizzonte domestico, ma ciò sarà ancora oggetto di un mio prossimo approfondimento.

In conclusione:  un utile esercizio di integrazione tecnologica al servizio della tranquillità (e del risparmio)

Penso ad un “condominio virtuale” come sopra descritto, nel quale sia naturale integrare progettualmente le tecnologie che abbiamo descritte :

  • domotica
  • telematica
  • wireless
  • Voip
  • Audio video multimediale
  • Video sorveglianza

Penso al risparmio nella condivisione di allacciamenti non ripetuti e ridondanti, penso alla multifunzionalità di queste tecnologie se integrate, per applicazioni diverse, sia orientate al risparmio energetico, che al controllo di eventi ed alla gestione degli stessi.

Penso quindi ad una società che sempre più vede innalzarsi il limite di età, con le conseguenti necessità di una teleassistenza, ma penso anche ad applicazioni orientate alle attenzioni necessarie e situazioni di pericolo da delimitare, sia per bambini, che per giovani.

Mi sento di dire che oggi le tecnologie sono banali, ma certamente non è usuale applicarle nell’ottica di una condivisione “comunitaria”, così come ancora non presenti nell’approccio abituale alla progettazione integrata.

Mi permetto di sottolineare oggi come nel mondo dell’automobile l’impiego integrato di tecnologie complementari sia funzionale alla sicurezza ed all’interesse del mercato.

Pensiamo alla navigazione, ai sistemi di sicurezza come ABS, ai sensori di parcheggio, ai parcheggi pilotati, ai sensori di distanza, al cruise control ed ai limitatori di frenata o alla frenata indotta automaticamente di fronte al pericolo, ai sensori di attivazione luci, ecc.

Stessa evoluzione nel settore dei motocicli.

Vedo ancora un po’ lontana l’applicazione in settori meno commerciali, dove la presenza sarebbe quasi più naturale, utile e diffusa, almeno come aspettativa.

Dott. Aberto Berger – progettista dell’integrazione

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