condominio

L’impianto di riscaldamento centralizzato

mercoledì 15 Aprile , 2020

La Corte di Cassazione con ordinanza n. 6090 del 2020 ha stabilito che sostituire la caldaia centralizzata, escludendo la proprietà in capo ad alcune unità immobiliari resesi autonome, equivale a determinare un mutamento del titolo di comproprietà che necessita della deliberazione unanime di tutti i comproprietari.

Un condomino impugnava infatti, avanti al Tribunale, la delibera che approvava con l’unanimità dei presenti  la trasformazione dell’impianto di riscaldamento ed il contestuale distacco di tre appartamenti ubicati al terzo e ultimo piano di un fabbricato. Veniva asserita la nullità della delibera perché non adottata dall’unanimità dei condòmini.

La decisione della Corte Cassazione

La Cassazione confermava che: “con la delibera oggetto di causa si provvide – con la sola unanimità dei presenti – a determinare un mutamento del titolo di comproprietà sulla caldaia, ancorché sostituita e malgrado i condomini del terzo piano fossero stati autorizzati a distaccarsi dall’impianto centralizzato. Trattavasi perciò di una deliberazione incidente sulla titolarità delle parti comuni (ricollegabile “ex se” alla costituzione del condominio, secondo la previsione generale dell’art. 1117 c.c.) e non meramente dispositiva di innovazioni riconducibili all’art. 1120, comma 1, c.c.“.

La comproprietà dell’impianto centralizzato

Nonostante la caldaia servisse solo gli appartamenti del primo e secondo piano: “non poteva ritenersi venuta meno ogni ragione di comproprietà di tale bene anche in capo ai condomini del terzo piano, donde la legittimità della dichiarazione di nullità dell’impugnata delibera assembleare,  per effetto della mancata approvazione con il voto unanime di tutti i condòmini“.

Infine la Cassazione confermava l’applicazione dell’art. 1118 comma 2 c.c., il quale prevede  che il condomino non può, rinunziando al diritto sulle cose anzidette (ovvero comuni) sottrarsi al contributo nelle spese per la loro conservazione.

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