Il bilancio del riscaldamento

La contabilizzazione conforme alla norma uni en 834 risponde ai requisiti della direttiva 2012/27/UE?

lunedì 10 Maggio , 2021

Capitolo 13 – “Il bilancio condominiale, il bilancio del riscaldamento, la ripartizione dei consumi fissi e dinamici”
Autore dott. Alberto Berger
Esperto in materia di amministrazione condominiale

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la conformità alle disposizioni di legge sopra citate, che si concretizza nella seguente affermazione di principio (vedi UNI 10200 – punto 11 – Procedura di ripartizione della spesa):

“I risultati della ripartizione delle spese, se ottenuti con dispositivi che non sono in grado di misurare l’energia effettivamente assorbita dalle singole unità immobiliari, ma forniscono un certo numero di unità di ripartizione o scatti (contabilizzazione indiretta), non devono differire in modo significativo da quelli che potrebbero essere ottenuti con contatori di calore (contabilizzazione diretta)”.

Nel luglio 2014 è stato pubblicato il D.lgs. 102 (Attuazione della Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica) che, all’art. 9 – comma 5 – lettera d), recita:

“…per la corretta suddivisione delle spese connesse al consumo di calore per il riscaldamento degli appartamenti e delle aree comuni ….l’importo complessivo deve essere suddiviso in relazione agli effettivi prelievi volontari di energia termica utile e ai costi generali per la manutenzione dell’impianto, secondo quanto previsto dalla norma UNI 10200 e successivi aggiornamenti”.

In diversi punti, inoltre, il D.lgs. richiede trasparenza nei confronti dell’utente e chiarezza nell’esposizione dei consumi, argomenti per i quali la norma UNI 10200-13 ha prestato la massima attenzione, precorrendo i contenuti del decreto.

Occorre chiarire, in via preliminare, che la norma UNI EN 834, è una norma di prodotto, che fissa quindi, come tale, se pure in modo piuttosto approssimativo, i requisiti di questi prodotti, mentre la norma UNI 10200, persegue scopi ben diversi: stabilisce e descrive le regole per la ripartizione delle spese di riscaldamento e produzione di ACS, nel rispetto dei vincoli dettati dalla legislazione vigente ed in particolare del D.lgs. 102/2014.

Sembra evidente che la contabilizzazione secondo EN 834, senza le precisazioni della UNI 10200 (potenze affidabili per corpi scaldanti di vecchia data, contributi delle tubazioni, in particolare negli impianti a collettori, ecc.), non sia in grado di rispondere ai vincoli della legislazione.

LA LEGGE, I RIPARTITORI E LA NORMA UNI EN 834

Il D.lgs. 102/14 obbliga alla contabilizzazione e fatturazione individuale dei consumi.

La soluzione preferita dalla legge è l’installazione di contatori di calore.

Ciò presuppone l’esistenza di un impianto del tipo a zone, che corrisponda all’effettiva diposizione delle unità immobiliari.

Nella maggior parte dei casi, invece, gli impianti centralizzati sono del tipo a colonne montanti.

In questo caso la soluzione più comune è l’installazione di ripartitori conformi alla norma UNI EN 834.

La Direttiva 2012/27/UE parla genericamente di “sistemi di ripartizione del calore”.

Vista l’importanza data dalla legge alla contabilizzazione e di conseguenza a questi prodotti e a questa norma, la domanda che sorge spontanea è: cosa c’è dentro i ripartitori e dentro la relativa norma, la UNI EN 834?

Diversi produttori sono sempre stati avari di informazioni per cui le caratteristiche dei ripartitori sono rimaste abbastanza misteriose per molti.

Alcuni sono arrivati persino ad affermare che “non misurano energia”.

Se fosse vera questa affermazione sarebbe la dimostrazione che non rispondono ai requisiti del D.lgs. 102/14 in quanto il terzo livello ammesso in subordine a contatori di calore (prima scelta) e ripartitori (seconda scelta) sono “altri dispositivi purché misurino energia”.

La capacità di misurare l’energia consumata dall’utenza è quindi caratteristica necessaria di un qualsivoglia sistema che voglia dirsi conforme ai requisiti del D.lgs. 102/14.

Il principio di funzionamento di un “ripartitore”

Il principio di funzionamento del ripartitore è abbastanza intuitivo: la potenza erogata da un radiatore dipende dalla sua temperatura media e dalla sua dimensione (potenza nominale).

Il ripartitore, o meglio il suo sensore di temperatura del radiatore, viene fissato in un punto ove si presume si manifesti proprio la temperatura media del radiatore e la registra.

Se “informiamo” il ripartitore della potenza nominale del radiatore, ecco che è in grado di misurare la potenza istantanea e quindi, con letture periodiche, accumulare l’energia erogata dal radiatore. Pur con le approssimazioni del caso, i ripartitori misurano l’energia emessa, anche se il risultato è espresso in “unità di ripartizione”. Fin qui sembra tutto chiaro.

I PARAMETRI DEI RIPARTITORI

La relazione fondamentale che troviamo nella norma UNI EN 834 è la seguente:

UR = Cg x Kq x Kc x Kt

cioè le “unità di ripartizione” sono date dal conteggio grezzo moltiplicato per tre parametri correttivi fondamentali:

Kq tiene conto della potenza nominale del radiatore;

Kc corregge la differenza di temperatura sentita dal ripartitore e la riporta al valore “vero”;

Kt si usa in caso di temperatura ambiente molto diversa da 20°C (tipicamente inferiore a 16 °C);

Cg è il conteggio grezzo che si ottiene senza tener conto dei tre fattori correttivi sopra elencati.

La norma UNI EN 834 prevede due modi di procedere:

impostare i parametri Kq, Kc e Kt nel ripartitore: in questo modo compare direttamente sul display un numero proporzionale al consumo (cosiddetta “lettura in chiaro”);

lasciare i parametri Kq, Kc e Kt impostati al valore 1,0. La lettura non corrisponde più alle UR, sul display compare il cosiddetto “conteggio grezzo” ed occorre moltiplicare il conteggio visualizzato per Kq, Kc e Kt prima di fare il conteggio della ripartizione dei costi.

Noi propendiamo per la programmazione dei ripartitori in modo che a display compaiano direttamente le UR, come prescrive la norma UNI 10200 attuale.

A parte i casi di alcuni ripartitori non programmabili per i quali ovviamente non c’è alternativa, su questo punto ci sono molte resistenze da parte di diversi fornitori del servizio di contabilizzazione che vogliono continuare ad usare i ripartitori  senza programmarli.

Qualunque sia la soluzione scelta, è però necessario ricordare che l’utente deve essere in grado di capire come è stato fatto il conteggio.

Come minimo quindi:

i vari fattori Kc, Kq (ed eventualmente Kt) devono comparire nel progetto e nell’archivio del sistema,

se si tiene conto dei fattori con una moltiplicazione a fine stagione, ciò deve essere esplicitato in ogni bollettazione (riportando separatamente i fattori Kc, Kq e Kt applicati) in modo che l’utente possa constatare come dalla lettura grezza visibile sul display si arrivi alle UR attribuite ed all’importo da pagare.

È necessario anche ricordare che l’applicazione di ulteriori fattori, che tengano conto dell’esposizione e delle dispersioni degli alloggi, non è prevista dalla norma UNI 10200 e contrasta con le prescrizioni del D.lgs. 102/14 ove si fa riferimento alla ripartizione in base agli “effettivi prelievi volontari”.

LA POTENZA DEI RADIATORI ED IL PARAMETRO KQ

La potenza nominale del radiatore è un dato essenziale per “pesare” le indicazioni del ripartitore.

La norma UNI EN 834 è molto laconica in merito.

Fa riferimento alla potenza del radiatore determinata con un ΔT di 60 °C in una camera di prova non meglio specificata, oppure ai dati dichiarati dal costruttore secondo la norma UNI EN 442 con ΔT di 50 °C, previo loro riporto al ΔT di riferimento di base che, per la norma UNI EN 834, come pure per la norma UNI 10200, è di 60 °C. 

Al punto 8.1 si precisa che il fattore Kq deve essere determinato in base al radiatore realmente installato…

Di certo occorre individuare con cura la potenza nominale di ciascun corpo scaldante.

La norma UNI 10200 integra la norma UNI EN 834 su questo aspetto, fornendo i dati di potenza dei più comuni radiatori italiani tipici, in uso nei decenni passati.

II PARAMETRO KC

Una ragione evidente di possibile imprecisione è data dall’accoppiamento termico fra radiatore e ripartitore.

È chiaro che il ripartitore, ovvero la sua sonda di alta temperatura, non è in contatto perfetto col radiatore.

Il ΔT misurato fra il radiatore e l’aria ambiente viene perciò corretto applicando un fattore moltiplicativo denominato Kc.

Il ΔT da usare per il conteggio (quello “reale”) è quindi dato dal ΔT misurato moltiplicato per Kc.

Dato il ripartitore, la sua ferramenta e l’altezza di installazione, per ogni radiatore occorrerà che il costruttore comunichi il valore di Kc, magari dopo averlo determinato in camera di prova, almeno per un certo numero di configurazioni e/o tipologie di radiatore di riferimento.

CONCLUSIONI

In teoria, i contenuti della norma UNI EN 834 si potrebbero riassumere così:

il ripartitore si posiziona in modo che il suo sensore si trovi dove si manifesta la temperatura media del radiatore;

dopo ciascun intervallo Δt si legge la temperatura del radiatore e la temperatura ambiente (quest’ultima è assunta pari a 20 °C in assenza di misura, nel caso di modelli a singolo sensore);

l’energia Qt erogata nell’intervallo Δt è data da Qt x Kq x Kc x (ΔTmis/ΔTrif)1,3;

Kq è la potenza nominale del radiatore con ΔT = ΔTrif, espressa in kW;

Kc è il rapporto fra ΔTmis (misurato) e ΔTeff (effettivo);

si sommano i contributi Qt misurati nel tempo.

In conclusione, stante l’obbligatorietà della contabilizzazione individuale dei consumi ed il fatto che la soluzione più comune per gli edifici dotati di impianti a colonne montanti sia l’uso di ripartitori UNI EN 834, si ritiene opportuno segnalare questi contenuti, a nostro avviso poco precisi, in modo che gli operatori ne siano consapevoli ed in sede normativa, se confermati, si chieda che la norma UNI EN 834 venga rivista in modo da adeguarla agli obiettivi di accuratezza e trasparenza richiesti dalla direttiva 2012/27/UE.

Nel frattempo, il rispetto della norma UNI 10200 e l’uso di ripartitori per i quali siano dichiarati gli algoritmi utilizzati, costituisce certamente una migliore garanzia per una ripartizione delle spese conforme alla legislazione vigente.

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