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Case occupate abusivamente

domenica 14 Novembre , 2021

LESIONE DEL DIRITTO E VIOLENZA CIVILE E PENALE A DANNO DEL CITTADINO

Secondo le associazioni del settore (fonte: Federcasa) sono 48 mila gli alloggi occupati in Italia. Solo nella Capitale – Roma – si registrano 82 palazzi occupati per quasi mille alloggi. Senza contare le occupazioni di Hotels, ville, capannoni, e quelle delle Case popolari assegnate ma prontamente occupate da chi – super informato – si scaraventa dentro l’alloggio togliendo la disponibilità all’avente titolo.

Rispetto al totale delle abitazioni italiane il fenomeno dell’occupazione abusiva rappresenta circa il 6,4% del parco immobili nazionale. Un dato incredibile, che dovrebbe allertare le Prefetture e di conseguenza il Ministero degli Interni.

Le aree maggiormente interessate sono il Mezzogiorno (53,4%) e il Centro Italia (36,5%). 

Le abitazioni che vengono occupate con forza rappresentano l’81% (circa 40 mila casi), mentre il rimanente 19% è invece occupato da persone che, nonostante non abbiano più diritti a stare nella casa, la occupano ugualmente.

Le associazioni di categoria registrano sistematicamente il fenomeno, lo denunciano e ne danno le dimensioni. Ma di fatto nulla incidono concretamente all’arginare questa violenza civile e penale. Fenomeno ultimamente perpetrato da cittadini stranieri che sentendosi “impuniti” si permettono di entrare nelle case, saccheggiandole e il più delle volte violentandole nel vero senso della parola.

Qui mancano le norme, l’intervento diretto e fermo delle Forze dell’ordine. Manca di fatto il pronunciamento del Capo dello Stato, in qualità di autorità suprema, capo della Magistratura e garante del rispetto della Costituzione. Infatti l’art. 47 della Carta Costituzionale recita testualmente: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

La Corte Costituzionale si è pronunciata più volte sul tema specifico del diritto alla casa:

  • è doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione” (Corte costituzionale sentenza n. 49/1987);
  • Il diritto all’abitazione rientra infatti, fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione” (Corte costituzionale, sentenza n. 217 del 1988);
  • il diritto a una abitazione dignitosa rientra, innegabilmente, fra i diritti fondamentali della persona” (Corte costituzionale sentenza n. 119 del 24 marzo 1999);

Anche il blocco degli sfratti è dichiarato giustificato solo in quanto transitorio e operato per “esigenze di approntamento delle misure atte ad incrementare la disponibilità di edilizia abitativa per i meno abbienti in situazioni di particolari difficoltà” (Corte costituzionale, sentenze n. 310 del 2003 e n. 155 del 2004).

Persino l’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, si è pronunciato al riguardo. Infatti l’art. 25 della Dichiarazione Onu sul Diritto alla Casa dispone che: “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.

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