Il costo dell’energia, negli ultimi anni, ha dimostrato quanto le bollette siano una fonte di spesa tutt’altro che marginale per i bilanci familiari. E anche se nel 2024 la produzione da rinnovabili ha raggiunto livelli record, questo non si è tradotto automaticamente in un calo proporzionale delle spese domestiche.
Eppure le rilevazioni Terna hanno evidenziato una copertura del fabbisogno elettrico da parte delle rinnovabili di oltre il 40%, nonché un incremento della produzione fotovoltaica del 19,3% rispetto all’anno precedente. Il punto è che la vera differenza a fine mese la fanno le scelte di consumo, perché, come si può dedurre, non è solo il taglio dei consumi a ridurre i costi.
Bisogna anche considerare la selezione dell’offerta, la gestione dei carichi elettrici, il monitoraggio dei consumi, nonché l’accesso a eventuali bonus disponibili. E se questa sembra una lista interminabile di questioni da valutare, c’è una buona notizia: esistono strumenti online in grado di raffrontare tutto in pochi istanti. Questi permettono di comparare rapidamente più proposte ed individuare, nell’immediato, l’offerta migliore: ad esempio, Facile.it permette di confrontare le tariffe luce e gas così da individuare quelle più adatte al proprio profilo.
Struttura dei consumi e del mercato
Per poter risparmiare, è importante prima conoscere il proprio consumo annuale reale. Capita spesso che le famiglie scelgano le offerte senza verificare quanti kWh o metri cubi di gas vengono consumati durante l’anno, ma è proprio questa informazione che aiuta a capire, innanzitutto, se è preferibile un prezzo fisso o indicizzato.
I consumi domestici, dopotutto, mostrano picchi importanti nei mesi invernali e durante le ondate di calore estive. Ma proprio per questo, è sufficiente sapere che ogni grado in meno nel riscaldamento, comporta fino al 7% di risparmio sul consumo di gas. Similmente, in estate, un condizionatore impostato a 26°C invece che 22°C riduce i consumi fino al 30% nelle ore di massima richiesta.
Nei contratti indicizzati, il prezzo segue i valori all’ingrosso (come PUN o PSV), mentre nei contratti a prezzo fisso l’utente paga un valore stabile indipendente dal mercato. Si può semplificare affermando che, in genere, un indicizzato tende a essere vantaggioso quando i consumi sono bassi o medi e si vuole approfittare delle ore notturne più economiche; un fisso è preferibile per i consumi elevati o quando si desidera bloccare il costo dell’energia nei mesi invernali, riducendo la volatilità ed evitando rischi di aumenti.
Bonus, agevolazioni e interventi strutturali
Gli incentivi pubblici restano una strada sicura e facile per contenere la spesa energetica. Quest’anno, così come il prossimo, sarà previsto il contributo straordinario di 200 euro per le famiglie con ISEE sotto i 25.000 euro, erogato automaticamente in bolletta.
Dal 2026, invece, tornerà centrale il bonus sociale strutturale per luce, gas e acqua. Le soglie ISEE sono attualmente fissate a 9.530 euro per i nuclei ordinari e 20.000 per quelli con almeno quattro figli. Secondo le analisi sulle misure previste per il 2026, i valori potrebbero essere rimodulati leggermente verso il basso per concentrare le risorse sui nuclei più fragili, con una possibile riduzione della platea del 15–20%.
Si tratta di un tipo di risparmio nel breve periodo che va a sommarsi agli interventi strutturali: Ecobonus, Sismabonus e Bonus ristrutturazioni.
Questi interventi, prorogati anche nel 2026, permetteranno di nuovo agli italiani di diminuire i consumi, in maniera permanente, attraverso la riqualificazione: isolamento dell’edificio, sostituzione degli infissi, installazione di pompe di calore e sistemi di regolazione intelligenti e così via.



